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L’angolo della tattica: storia di una vittoria mancata

L’angolo della tattica: storia di una vittoria mancata

di Gianluca Gagliardi*
E’ tanto il rammarico per non aver portato a casa il risultato pieno e il perché potrebbe essere ricercato, come dicono in tanti, nell’incapacità di gestire il risultato contro un avversario che aveva perso i due centrali difensivi ed era ridotta in 10.

Cosenza-Catania potrà essere ricordata dal tifoso del Cosenza per due motivi: il rimpianto di quello che poteva essere e non è stato; la conferma di un giovane (Fiordilino) e la promessa di un piccolo campioncino (Vutov). Parto proprio da quest’ultimi nonostante non sia mia abitudine parlare o concentrare l’analisi di una partita sui singoli, anzi ritengo che alla lunga è sicuramente il valore del gruppo, e non solo tecnico, che ti fa vincere o ti porta il più in alto possibile.
L’eccezione in questo caso è dovuta dalla mia semplice considerazione che siano stati la nota più positiva della serata considerato l’importanza dell’avversario e della posta in palio.
Personalità, concentrazione e capacità di lettura in entrambe le fasi rendono Fiordilino sicuramente un centrocampista di prospettiva.
Quello che invece mi ha positivamente impressionato in Vutov è stata la visione di gioco che, unita alle capacità tecniche di cui dispone, lo rendono “speciale” per la sua età (come quando al 93’ contro la Casertana fu capace dopo 40 metri palla al piede ad un cambio di gioco perfetto per consentire a La Mantia di concludere a rete nel migliore dei modi).
Quello che vedono tutti è la sua velocità ma ieri ha dato saggio anche di avere tanta personalità e furbizia calcistica (vedi rigore!).
Ma veniamo alla partita… 4-3-3 marchio di fabbrica di Pancaro e consolidato 4-2-3-1 per Roselli.
Il Cosenza parte subito forte mettendo in campo quelle che sono le sue caratteristiche migliori: corsa, fisicità, ripartenza e grande fase di non possesso.
Ospiti troppo lenti e prevedibili per impensierire una squadra solida come i Lupi che hanno avuto il merito di chiudere sempre le linee di passaggio rendendo così inutile il possesso e il movimento senza palla dei catanesi.
Onore a Giorgio Roselli come sempre capace nel preparare le partite dal punto di vista difensivo dimostrando un’ottima conoscenza delle intenzioni dell’avversario.
Il Catania ha un po’ deluso le aspettative di chi pensava di vedere giocatori di categoria superiore. Mi è sembrato un azzardo il contemporaneo utilizzo di Plasmati e Calil con quest’ultimo dirottato sull’esterno e non a suo agio.
Non me ne voglia Pancaro, ma anche le mezzali (Agazzi e De Cecco) non sono sembrate avere quelle caratteristiche richieste: vale a dire velocità, tempi e capacità di inserimento.
Vero anche che alla fine i numeri non pendono da una parte, ma, come si suol dire in questi casi, ai punti avrebbe sicuramente meritato il Cosenza almeno per l’intensità e la voglia che i calciatori rossoblu hanno messo in più rispetto ai “borghesi” giocatori catanesi.
Resta il rammarico del perché non si sia portato a casa il risultato pieno e il perché potrebbe essere ricercato, come dicono in tanti, nell’incapacità di gestire il risultato contro un avversario che aveva perso i due centrali difensivi ed era ridotta in 10.
Ma che significa gestire? Forse tenere palla? O perdere tempo magari mandando la palla in tribuna?
Ognuna di queste cose richiede delle qualità e probabilmente il Cosenza ad oggi non le ha.
Il mio pensiero è un altro: cercare sempre la via del gol, qualunque sia il risultato e qualunque sia il minuto di gioco specie se l’avversario è in ginocchio o in fin di vita.
Certo, se hai in squadra Xavi, Iniesta e Pirlo allora puoi decidere di “palleggiare” e portare a casa il risultato.
Infine c’è il famoso episodio che a volte ti fa vincere e altre no… Peccato, perché una vittoria contro un quotato avversario avrebbe dato ancora più convinzione e autostima alla squadra e magari più entusiasmo al meraviglioso pubblico presente e a chi si ostina a restare a casa!
*allenatore ex Cosenza e Triestina

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