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Da Lindo Ferretti agli stendardi in tutte le lingue del mondo. Poi l’omofobia dei catanzaresi

Da Lindo Ferretti agli stendardi in tutte le lingue del mondo. Poi l’omofobia dei catanzaresi

Lezione di stile dalla Tribuna A e dalla Curva Bergamini ai supporter giallorossi che si distinguono ancora per degli striscioni poco intelligenti.

Questione di classe e… mentalità. Non c’è riassunto migliore per spiegare la gara vinta sugli spalti dai supporter dei Lupi. Due coreografie, una migliore dell’altra, nemmeno uno striscione offensivo verso i cugini che invece si sono distinti come al solito per la poca apertura mentale. Dopo il razzismo del vecchio derby, hanno scelto l’omofobia e i soliti ritornelli su Padre Fedele: altri argomenti su cui pungolare i loro dirimpettai evidentemente non ce n’erano. Il duro periodo che affrontano in termini numerici ne avrà forse frenato l’inventiva. Per loro un impatto discreto con i cartoncini giallo-bianco-rossi di inizio match. Al contrario, gli ultrà del Cosenza hanno superato a pieni voti l’esame. La Tribuna A ha messo in scena un remake dello storico bandierone copri-settore che nel 1985 accompagnò i Lupi in quello che resta l’ultimo successo in campionato sul Catanzaro. Spettacolo mozzafiato anche quando man mano è stato ammainato. Sono spuntate 2500 bandierine sul motivo tanto caro ai vecchi Autentici della curva nord. La chicca, però, è arrivata con lo striscione che si è levato al centro. “Siamo arrivati tardi o forse troppo presto… comunque il nostro tempo non assomiglia al vostro”. Si tratta di una strofa mai incisa su disco e ideata da Giovanni Lindo Ferretti, storico leader della band musicale dei CCCP. La Curva Bergamini invece ha scelto un altro motivo, più british. Al centro dello storico settore una fumogenata rossoblù vecchia maniera con lo slogan “We care about… Ultrà” a testimoniare la loro militanza. Ai lati decine e decine di stendardi su sfondo blu e rosso con la scritta “Avanti ultrà” in tutte le lingue del mondo. Impatto diretto e buona riuscita anche grazie ai cartoncini verdi (altro colore della città di Cosenza) che hanno arricchito il quadro visivo. In campo un po’ di tensione prima del fischio d’inizio durante il riscaldamento. Il secondo portiere delle Aquile ha provocato il pubblico di casa, ma i fotografi in campo gli hanno fatto capire immediatamente di cambiare atteggiamento per evitare guai peggiori. I 22 in campo sono stati accompagnati da cori possenti per l’intero arco della gara, con momenti in cui i click si sono sprecati per immortalare le sciarpe tese. Sfottò ripetuti tra le opposte fazioni, con i giallorossi colti di sorpresa su un coro, reso vano dalla pronta risposta dei cosentini: applausi e risate. A fine gara delusione per il pareggio, con la Tribuna A che non ha gradito il saluto della squadra.

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