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Non facciamoci del male

Non facciamoci del male

– l’editoriale di Piero Bria –
Non si può chiedere a questa squadra di vincere dovunque e contro chiunque. Bisognerebbe ringraziare questi ragazzi che stanno facendo un super campionato.

Il Cosenza perde a Matera, pareggia con la Paganese e, per alcuni, ritorna ad essere una squadra “senza anima”. Qualcuno probabilmente ci aveva preso gusto e sperava, vincendo nel posticipo in Lucania, di andare in testa alla classifica.
Così non è stato. E non si è avverato perché si gioca contro un avversario che, a volte, è più bravo di noi. Certo, anche i silani ci hanno messo del loro. Ma, purtroppo, non si può chiedere a questa squadra di vincere dovunque e contro chiunque. Anzi, bisognerebbe ringraziare questi ragazzi che stanno facendo un super campionato ben al di sopra delle aspettative.
Perché rovinare tutto, perché lamentarsi dopo una sconfitta, perché buttare al vento tutto quello che di buono è stato fino ad ora fatto? Perché autoflagellarsi?
Alcuni tifosi si sono lasciati andare a commenti che fanno male. Fanno male non solo al Cosenza (calciatori e allenatore in primis) ma anche allo sport. Possibile che non si possa perdere o pareggiare meritatamente? Possibile che da un risultato negativo si generi un tale disappunto?
A Foggia, un punto in meno del Cosenza, la situazione è precipitata dopo la sconfitta di Andria. I tifosi non hanno avuto pietà per una squadra che è a sole due lunghezze dal primato.
Ormai il calcio non è più vissuto come sport ma come valvola di sfogo. Se vinci tutti a decantare ogni singolo calciatore, se perdi meriti di pagare un pegno salato.
A Cosenza, ad inizio campionato, sapevamo che al massimo saremmo potuti arrivare ai playoff. Ora che le altre arrancano, ora che abbiamo capito che il campionato è mediocre pretendiamo di arrivare primi.
C’è un concetto che va chiarito assolutamente: non è la mediocrità altrui a determinare le nostre ambizioni. Abbiamo dei limiti e lo sapevamo. Dei limiti che riguardano il numero esiguo della rosa e una qualità che è inferiore ad almeno quattro squadre.
Farci del male da soli invece di incitare e trascinare la squadra, beh… l’ennesima forma di autolesionismo in uno sport che ha perso i suoi reali valori.

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