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Aspettando l’incastro perfetto

Aspettando l’incastro perfetto

– l’editoriale di Piero Bria –
Dicendo che il Cosenza deve dare il 101% Roselli non mette le mani avanti, ma dimostra grande onestà. Il suo lavoro in un anno e mezzo sta pagando. 

Flash back. L’estate scorsa avevamo una certezza: avere una squadra adeguata alla salvezza e pronta a conquistare, eventualmente, i play-off.
Alzi la mano chi ha pensato, anche per un solo istante, di poter essere a ridosso di Lecce e Benevento e giocarsi, in queste ultime sette gare di campionato, l’accesso diretto alla cadetteria.
Soprattutto dopo le prime sei giornate (appena due vittorie).
Al San Vito i silani hanno costruito il loro campionato. E lo hanno fatto coscienti di dover dare sempre qualcosa in più. Roselli in più di una circostanza ha affermato: “Se non diamo il 100% in ogni gara non riusciremo ad avere la meglio sugli avversari”. Che in sintesi significa: abbiamo una discreta squadra che appena abbassa la guardia può cadere contro chiunque.
Per alcuni è un modo per mettere le mani avanti, credo invece che dimostri l’onestà di un tecnico che, un anno fa, arrivò per salvare una squadra relegata nei bassifondi riuscendo nell’impresa storica di conquistare un trofeo. Ritrovarsi oggi a lottare per il primato è la dimostrazione di come il lavoro paghi sempre.
Siamo la seconda miglior difesa del girone con un attacco che segna col contagocce (le stessi di Martina, Melfi e Ischia). Possiamo lamentarci di non avere un gioco brillante ma, allo stesso tempo, possiamo ritenerci molto soddisfatti dei risultati fin qui ottenuti. Sulla bilancia dei pregi e dei difetti, al momento, hanno un peso maggiore i primi, seppur i secondi siano strutturali.
E ora? Inutile fare pronostici e inutile mettere pressione su una squadra che ha bisogno di tranquillità e non di sentirsi addosso il peso di una serie B “scippata” tredici anni fa.
Lo abbiamo detto in più circostanze: sarà serie B solo se tutto si incastrerà a dovere. L’unica cosa certa al momento è che giocheremo tre gare decisive in casa. E si sa, in questo momenti, il pubblico può e deve fare la differenza.

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