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Questione di cuore

Questione di cuore

– l’editoriale di Piero Bria – 
Dopo la sconfitta contro il Lecce potevamo mollare la presa, rilassarci. Chi avrebbe mai potuto dire qualcosa ad una squadra che, fino a quel momento, aveva retto al cospetto di squadre più attrezzate. E invece siamo in corsa per entrare nei Play-Off. 

L’atleta cecoslovacco Emil Zatopek detto la “locomotiva umana” parlando ad un giornalista dopo l’ennesimo trionfo disse: “Un atleta non può correre con i soldi in tasca. Deve correre con la speranza nel cuore e i sogni nella sua testa”.
Un po’ quello che sta accadendo al Cosenza. Correre e basta non ha senso se non c’è uno scopo che ti porta ad andare oltre e cercare, a volte, di sopperire alle mille difficoltà che lo sport, come la vita, ti pone dinanzi.
Quante volte abbiamo sentito la frase: “lo sport è metafora di vita”. Obiettivi, vittorie, sconfitte, fatica, soddisfazioni, crisi, esaltazione, solitudine, senso di appartenenza, coraggio, progetti, cambiamenti.
Sono tutti concetti che accomunano la vita e lo sport, quasi a confonderne i confini. Certe volte non si fa fatica a pensare che siano la stessa cosa. C’è qualche cosa di straordinariamente bello in una squadra che vuole vincere, migliorare, crescere e raggiungere traguardi significativi.
E ancor di più in una squadra che ha limiti, li conosce e cerca di superarli. Il Cosenza ne è una testimonianza. Con tutti i difetti tecnici, tattici e di rosa siamo lì a cinque giornate dalla fine a giocarci qualcosa di importante.
Dopo la sconfitta contro il Lecce potevamo mollare la presa, rilassarci. Chi avrebbe mai potuto dire qualcosa ad una squadra che, fino a quel momento, aveva retto al cospetto di squadre più attrezzate e che hanno speso fior di soldoni (Benevento e Lecce un esempio).  Invece, abbiamo continuato a correre seppur l’obiettivo sembrava sbiadito. Siamo caduti, ci siamo rialzati ed abbiamo continuato a correre pieni di speranza. Comunque vada questa squadra merita gli applausi del suo pubblico. Comunque vada il Cosenza ha dato il massimo. Come aveva chiesto il suo allenatore, come aveva chiesto la tifoseria.
Un ultimo sforzo è doveroso. Del resto tentar non nuoce “con la speranza nel cuore” a patto che si corra per qualcosa e per qualcuno che valgono quanto i sacrifici di un’ennesima impresa.

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