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Ospedale “Annunziata” nel caos, l’allarme di “Terra Libera”: «Lacune inaccettabili»

Ospedale “Annunziata” nel caos, l’allarme di “Terra Libera”: «Lacune inaccettabili»

La struttura sanitaria cosentina versa ormai in una situazione davvero imbarazzante. I medici e gli infermieri lavorano in condizioni precarie e devono far fronte a continue emergenze nonostante le forze in campo siano inferiori alla richiesta di interventi.

L’ospedale “Annunziata” è al collasso ma ormai non è più una novità. La situazione, mese dopo mese, continua a creare grossi disservizi ai cittadini e i medici presenti nella struttura sanitaria lavorano con meno forze in campo nonostante la richiesta di interventi aumenti sempre di più. La situazione insomma sta degenerando e le ultime denunce dei malati devono far scattare l’allarme soprattutto al mondo della politica che oggi più che mai ha l’obbligo di dare risposte vere e serie alle esigenze della collettività. La nota stampa dell’associazione politico-culturale “Terra Libera” Cosenza non fa altro che ribadire uno stato di emergenza che deve essere risolto al più presto: «La fase di difficoltà estrema che sta attraversando l’ospedale Annunziata di Cosenza, urge di interventi immediati. Quello del piano di rientro non è  più, semplicemente, un fallimento ma un vero e proprio disastro a cui i cittadini stanno assistendo e che stanno subendo sulla propria pelle. Evidentemente,  neanche il Commissario Scura è in grado di gestire la situazione,  nell’ottica di una tutela della salute pubblica. Quali livelli di assistenza si crede di poter garantire, quando un presidio Hub presenta lacune inaccettabili dal punto di vista di un numero adeguato di professionalità in servizio? Di certo non i tanto decantati livelli essenziali di assistenza». E ancora, continua il comunicato stampa: «In che modo si crede di offrire servizi sanitari, qualitativamente alti, in una struttura in cui la  disorganizzazione regna sovrana,  causa carenze di risorse umane e con quelle in servizio allo stremo delle forze per turni massacranti umanamente intollerabili? Senza contare le implicazioni del precariato in cui versa un presidio fondamentale come quello del 118 in cui si contano 97 unità, con contratto di convenzione a tempo determinato e indeterminato (a fronte di 11 dirigenti medici dipendenti), operative in tutta la provincia di Cosenza e che versano in condizioni lavorative di incertezza. Ma soprattutto, 97 unità che attendono da 9 anni  la stabilizzazione,  attraverso un concorso che si  è  svolto, l’ ultima volta nel 2000, poi bandito nel 2007 ma mai espletato, e che si sarebbe dovuto  indire ogni 5 anni secondo le disposizioni di legge e, dunque,  nel 2005 . Il risultato?  Personale medico  operante con ben poca tutela  e retribuito in base alle giornate lavorative effettivamente  svolte. Il precariato è una forma di lavoro inaccettabile, a maggior ragione in quei settori in cui si ha in mano la tutela della  salute dei cittadini. Presidi che chiudono i battenti o vengono ridimensionati, pronto soccorso affollati e utenti costretti,  non certo per colpa di medici e infermieri,  a subire accoglienza degna degli uomini delle caverne. Ci chiediamo dunque, dove sia finita la coscienza di chi gestisce la sanità  in Calabria con la complicità di chi questa terra la governa e che, ad oggi, si è limitato solo a frasi di circostanza, proclami e annunci che lasciano il tempo che trovano e a cui, ancora, non è seguito alcun fatto concreto. Gridare allo scandalo e la vergogna è poco e non serve più. Chi ha in mano le redini della sanità si dia una mossa e provveda a restituire al nosocomio dell’Annunziata dignità». Infine, prosegue la nota «in primis attraverso assunzioni che ripristinino il numero adeguato di risorse umane, in grado anche di fare fronte alle turnazioni previste dalle nuove disposizioni europee. Bisogna dire basta a quella squallida abitudine, che sembra ormai dominare in Calabria, di cittadini innocenti capri espiatori delle conseguenze deplorevoli e distruttive di beghe partitiche e incapacità politica aggravata da personalismi  e indifferenza verso il benessere collettivo. Già questa sarebbe una rivoluzione in favore dei cittadini anziché parlare di fantomatici nuovi ospedali».

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