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Cannavacciuolo trasforma il “Macrito” in ristorante da sogno. Il racconto della puntata [FOTO]

Cannavacciuolo trasforma il “Macrito” in ristorante da sogno. Il racconto della puntata [FOTO]

La quarta puntata di “Cucine da incubo” è stata dedicata al locale di Marano Marchesato. La storia della famiglia “Macrito” commuove lo chef che vince anche questa sfida. Straordinari i disegni di Giampiero Scola

Una trasmissione da sogno per il “Macrito”, il ristorante-pizzeria di Marano Marchesato che stasera è stato il protagonista indiscusso della quarta puntata della nuova stagione di “Cucine da incubo”, il format televisivo in onda su Deejay Tv – Canale 9 che in Italia è condotto dallo chef stellato Antonino Cannavacciuolo. Lui, uno dei quattro giudici di Masterchef, ha regalato emozioni e dispensato pacche sulle spalle ma cosa più importante è riuscito a far tornare il sorriso a Vincenzo Macrito, titolare del locale che tre anni e mezzo fa perse suo fratello Franco, scomparso prematuramente. Un dolore grande che mandò in crisi il ristorante tanto che il 50enne pensò anche di chiudere. Fu la figlia Gilda, dal viso dolce e di cultura universitaria, a scrivere alla redazione che dopo un po’ si è presentata in provincia di Cosenza per comunicare la lieta notizia: lo chef campano sarebbe andato da lì a poco a trasformare la struttura in un ristorante da sogno. E così è stato. La puntata ha tenuto incollati al televisore tutti gli appassionati di cucina, le persone che avevano già fatto visita al “Macrito” e tutti quelli che probabilmente da oggi in poi avranno un motivo in più per recarsi nel paese distante pochi chilometri da Cosenza.

L’inizio non è dei migliori. Cannavacciuolo chiama Gilda e le chiede la strada per arrivare al ristorante, la ragazza tuttavia gli indica il percorso e si fa trovare al bar che è gestito sempre dalla famiglia “Macrito”. Ad accogliere lo chef ci sono Marcella e sua figlia che descrivono il clima in cui lavorano ogni giorno, portando a conoscenza di Antonino uno dei motivi per il quale Vincenzo ha perso ormai il sorriso e la voglia di andare avanti. La morte di Franco, infatti, ha cambiato la sua vita: tutte le responsabilità sono sue. E Vincenzo teme di non farcela a mandare avanti la famiglia. L’unica possibilità per risalire la china è quella di affidarsi completamente allo chef che, come accade in ogni puntata, ribalta tutte le situazioni difficili. Quella del “Macrito” è un’impresa davvero ardua, ma ci riuscirà. Entrato nel ristorante saluta Vincenzo e si accomoda a tavola. Ordina un fritto misto, paccheri ai funghi porcini e scaloppine al limone. Il risultato è disastroso: sapore e presentazione del piatto sono da dimenticare. Così si passa alla prima serata, dove lo chef osserva il servizio e il modo di cucinare. Marcella può contare sull’aiuto della sorella Patrizia che secondo Cannavacciuolo mette troppo tempo a friggere una polpetta. Le prime critiche infatti sono tutte per lei: un cliente non gradisce quella di carne. Vincenzo torna in cucina e glielo fa notare, ma sua cognata non gradisce il rimprovero e ad alta voce ricorda a se stessa e al marito di sua sorella che la carne è fresca. Lo chef spiega l’errore alla cuoca. La presenza del titolare in cucina fa innervosire Marcella, la quale ribadisce al marito che deve stare in sala e soprattutto che è portatore di ansia. Così lo chef richiama la cuoca e la responsabile della sala e dice di aver individuato il problema. La riunione al termine della serata produce due effetti: lacrime per il nervosismo e una promessa da cui ripartire. L’osservato principale è Vincenzo a cui lo chef chiede di sorridere e far star bene i clienti. Sulla cucina Cannavacciuolo dispensa consigli: la linea è fondamentale e al “Macrito” manca.

Teatro della seconda giornata di “Cucine da incubo” è il Castello Svevo di Cosenza, dove Cannavacciuolo porta tutti i parenti di Vincenzo che vengono accolti anche da Giampiero Scola, avvocato del foro di Cosenza e grande disegnatore. I familiari descrivono Vincenzo prima che morisse Franco e dopo la scomparsa di quest’ultimo. Scola dopo aver fatto i due disegni si becca una pacca dello chef. Il proprietario di Villa Crespi attende l’arrivo di Vincenzo all’esterno del Castello al quale mostra le due opere. Si rivede ovviamente in entrambe ma decide che da oggi sul suo volto ci sarà il sorriso di una volta. La faccia triste vola via con un palloncino non prima di aver visto uno smile fatto con i palloncini gialli da sua figlia.

Lo chef a questo punto entra in cucina con Marcella. I piatti che prepara (e insegna alla cuoca cosentina) sono due primi: gnocchi di ricotta su vellutata di piselli (aromatizzati alla pancetta) e risotto alla ’nduja con una colatura di provola. Sapori straordinari con i prodotti della nostra terra: il successo è garantito. Ma il sogno ancora deve giungere al livello più alto: il terzo giorno si festeggia la riapertura del locale e in particolare il 50esimo compleanno di Vincenzo Macrito. La ristrutturazione è in stile moderno. I colori dominanti sono il bianco e il verde. La serata va alla grande. E cosa resta al “Macrito”? I consigli di Cannavacciuolo, il modo nuovo di vedere la cucina che oltre a rispettare le tradizioni deve comunque avere una marcia in più per attrarre i clienti e la rinnovata compattezza e serenità che la famiglia di Vincenzo ritrova grazie alla presenza dello chef stellato. Il regalo più bello, però, spunta alla fine: Scola ritrae insieme Vincenzo e Franco. La commozione domina, ma Antonino da uomo del Sud riesce a far sorridere tutti. Stavolta il classico “Addios” lo scrive Scola, mentre i “grazie” di Vincenzo si diffondono in sala. Ci sono mille motivi, dunque, per visitare il “Macrito”, perché dove passa Cannavacciuolo le cucine rinascono.
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