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“Timpone Rosso”, annullati gli ergastoli a Nicola Acri e Francesco Abbruzzese

“Timpone Rosso”, annullati gli ergastoli a Nicola Acri e Francesco Abbruzzese

La Suprema Corte nella tarda serata di ieri ha accolto le tesi difensive, rinviando a una nuova sezione della Corte di Assise d’Appello di Catanzaro che nel nuovo processo dovrà valutare anche le prove a discarico

La Suprema Corte di Cassazione nella tarda serata di ieri ha annullato con rinvio gli ergastoli inflitti dalla Corte di Assise d’Appello di Catanzaro nei confronti dei super boss Nicola Acri e Francesco Abbruzzese, alias “Dentuzzo”, ritenuti dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro i capi società rispettivamente della cosca “Acri” di Rossano e del clan degli “zingari” di Cassano all’Jonio. I due imputati furono raggiunti da un’ordinanza di custodia cautelare nell’ambito del procedimento penale “Timpone Rosso” che colpì duramente la presunta consorteria nomade operante – secondo i carabinieri del Comando Provinciale di Cosenza – tra la zona della Sibaritide e la città di Cosenza. Nella sentenza emessa dagli ermellini lo scorso novembre, le posizioni di Acri e Abbruzzese – su richiesta del collegio difensivo – furono stralciate poiché gli stessi ricusarono un giudice. Istanza rigettata nella giornata di ieri. Tuttavia, le tesi difensive dell’avvocato Giuseppe De Marco – uno dei componenti del collegio difensivo – hanno prevalso rispetto alle argomentazioni avanzate dal procuratore generale d’udienza. I due sono accusati di essere i mandanti e in alcuni casi gli esecutori materiali di una serie di omicidi di mafia avvenuti tra il 1999 e il 2003 nei territori di Cassano e Corigliano. Dopo la sentenza della Cassazione, toccherà a una nuova sezione della Corte di Assise d’Appello di Catazaro recepire le indicazioni della Suprema Corte e valutare anche le prove a discarico degli imputati. (redazione cronaca)

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