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Roselli sulle orme di Toscano. In 15 anni solo “Mimmo-one” ha più panchine

Roselli sulle orme di Toscano. In 15 anni solo “Mimmo-one” ha più panchine

Anche Silipo, Mutti e Reja hanno più presenze dell’attuale tecnico del Cosenza se si allarga raggio agli ultimi cinque lustri. In stagione è uno dei “reduci” della Lega Pro.

Cosenza è in controtendenza con l’andamento del calcio italiano e con quello della Lega Pro più in generale. Vedere un allenatore sedere su una stessa panchina per l’intero arco di un torneo è già un’impresa di questi tempi, si pensi allora che valore assume l’esperienza di Giorgio Roselli che da 18 mesi è il tecnico rossoblù. E’ qualcosa che va ricondotto nella giusta dimensione visto che non accadeva da quasi dieci anni, vale a dire dalle vittorie ottenute con Mimmo Toscano al timone. Dall’1 luglio 2007 al 4 aprile del 2010 il club non cambiò mai la propria guida, centrò due promozioni consecutive e un buon piazzamento in Prima divisione. In campionato furono 99 le panchine complessive di “Mimmo-one”, che tornò una terza volta ad indossare la tuta al San Vito nel gennaio del 2011 solo per due apparizioni prima di chiudere definitivamente l’avventura con il glorioso 1914. Roselli adesso sta ripercorrendo le sue orme, almeno per ciò che concerne i numeri. Ha già totalizzato 57 panchine e a fine stagione supererà le 60. Ha un altro anno di contratto che, se rispettato, lo porterà ad un tiro di schioppo dal collega reggino. Allargando l’analisi, negli ultimi venticinque anni l’attuale allenatore dei Lupi è dietro solo a Toscano, Fausto Silipo (79), Bortolo Mutti (76) e Edoardo Reja (68) per ciò che concerne i numeri prettamente relativi al campionato.

REDUCE DI GUERRA. Nel frattempo Roselli è diventato uno dei cinque reduci della snervante stagione che si vive nel raggruppamento meridionale della terza serie nazionale. Con lui, soltanto Auteri (Benevento), De Zerbi (Foggia), D’Angelo (Fidelis Andria) e Grassadonia (Paganese) non hanno conosciuto l’amarezza dell’esonero. La tendenza è chiara: concedere poco tempo per lavorare e assemblare schemi, in nome della ricerca immediata del risultato. Guarascio non è un presidente mangia-allenatori, anzi. Solo in due casi, e a malincuore, ha sollevato dall’incarico i propri tecnici. E’ capitato a Patania (poi rientrato nel club nelle vesti di responsabile del settore giovanile) e a Cappellacci. Con entrambi è in ottimi rapporti. Resistere a Cosenza si dice sia quasi un’impresa, per Roselli il “Santo” ad oggi non è stato neppure un miracolo. (Antonio Clausi)

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