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IL PUNTO | La politica cosentina pretenda un voto pulito e trasparente

IL PUNTO | La politica cosentina pretenda un voto pulito e trasparente

Se davvero la criminalità controlla un pacchetto di voti e qualcuno è disposto a comprarli, come si può pretendere che si vada a votare nell’incertezza e confusione più totale? La città di Cosenza merita un’amministrazione che sappia risolvere i problemi senza alcun tipo di condizionamento

Si può rimanere indifferenti e silenti dopo aver letto o sentito le dichiarazioni del procuratore aggiunto della Dda Vincenzo Luberto? No, non si può. Il clima pre-elettorale a Cosenza è in continuo mutamento, tanto che gli incontri tra i vari partiti si susseguono e prima ancora di scendere in campo ufficialmente vengono alla luce i primi mal di pancia. Quasi tutti commentano le parole dei magistrati di Catanzaro. Perché se ne parla? La risposta è semplice quanto banale: la città dei bruzi negli anni passati non è mai stata al centro di indagini così importanti che riguardano la vita amministrativa e il conteso criminale. Le investigazioni recenti, perché da lì si parte, cercano di dimostrare che le istituzioni e le cosche sono scese a patti. Il periodo non è facile individuarlo, ma come abbiamo scritto ieri la relazione della Direzione Nazionale Antimafia – ossia la procura che sovrintende le altre – parla chiaramente di “rapporti malati” tra i clan, gli imprenditori e i politici locali. Intrecci da brividi che preoccuperebbero chiunque, specie un normale cittadino, figuriamoci coloro i quali avrebbero stipulato accordi e promesso qualcosa in cambio. Viviamo una situazione nuova in terra bruzia che dal processo “Garden” a quello “Rango-zingari” ha conosciuto una malavita dedita alle estorsioni, alle minacce, all’usura, a guadagnare e tanto con il traffico di droga e farsi giustizia da sola con omicidi eccellenti. Raramente, i politici cosentini sono finiti coinvolti in inchieste antimafia – ad eccezione dell’ultima operazione su Rende – che interessavano Palazzo dei Bruzi e dintorni, e questo gran parlare di indagini in corso della Dda aumenta da un lato la curiosità di carpirne di più e dall’altro – aspetto ovviamente più importante – mette fretta perché nessuno – oggi impegnato a comporre le liste – vorrebbe trovarsi “alleato” di organismi politici indagati per mafia. Ciò crea una sorta di disorientamento in alcuni partiti che gradirebbero impostare il loro programma sulle mille idee e soprattutto sulle politiche sociali. Si può uscire da questo lembo e accendere la luce – luminarie a parte – per arrivare pronti e trasparenti al 5 maggio? Sembra un’impresa molto difficile. Anche perché, e ritorniamo alle frasi del magistrato Luberto, la ’ndrangheta ha un pacchetto di voti che mette a disposizione del miglior offerente. La domanda – direbbe Lubrano – sporge spontanea: la circostanza riguarda anche Cosenza? E se è questo lo spaccato che viene fuori dagli accertamenti delle forze dell’ordine non c’è assolutamente tempo da perdere, perché le prossime elezioni – almeno si spera – dovranno essere limpide e senza alcun tipo di condizionamento criminale. A chi giova andare a votare se la magistratura non farà chiarezza su alcune questioni ormai conosciute anche dai muri? Tutti devono “lavorare” per il bene comune e garantire alla città di Cosenza una nuova amministrazione capace di affrontare i tanti (e grandi) problemi senza alcuna spada di Damocle sulla testa. (a. a.)

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