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Osare di più… senza essere eroi

Osare di più… senza essere eroi

– l’editoriale di Piero Bria – 
E’ un dovere per il tecnico lasciare che i suoi uomini facciano cose semplici. Nessuno chiede calcio champagne ma quantomeno una squadra che, come è avvenuto in passato, non si faccia infinocchiare proprio vicino al traguardo.

Nel 1987 il trio Morandi, Tozzi e Ruggeri vinceva il Festival di Sanremo. Di sicuro quel brano non aveva nulla da ricondurre allo sport se non che i tre si organizzarono durante una partita di calcio per unirsi e cantarla sul palco dell’Ariston. “Si può dare di più” è diventato un tormentone a cavallo tra gli anni ’80 e ’90. Oggi prendiamo in prestito, a distanza di ventinove anni, una canzone d’attualità se pensiamo al Cosenza.
Una squadra che può osare di più e che, proprio sul più bello, non può mollare.
Ha ragione Roselli quando dice: “Probabilmente in pochi hanno capito cosa abbiamo fatto fino ad oggi”. Un messaggio con tanti destinatari. Il Cosenza doveva salvarsi e, invece, è lì a giocarsi un posto nei play-off. Ma non può e non deve essere una giustificazione per una squadra che, in alcune circostanze, non ha mostrato di avere fame di stupire. La gara di Melfi è stata gestita male. Sapevamo di trovare una squadra con un discreto stato di forma (chiedere al Matera), sapevamo che dovevamo vincere per cercare di mantenere la scia di chi ci precede. Sapevamo tutto, eppure sembravamo rilassati. Un po’ troppo rilassati.
Così come cambiare modulo per l’ennesima gara non è stato proprio il top. Il Cosenza è una squadra operaia da 4-4-2. Provare a stupire non è nelle corde di Caccetta e compagni. Così come non è nelle corde del tecnico (ri)provare a partire, ad inizio gara, con un modulo che prevede Fiordilino insieme a Caccetta e Arrigoni. Cambiare per l’ennesima volta in corsa è un segnale di fallimento. Una volta può passare, la seconda pure. Alla terza, purtroppo, si condiziona anche e soprattutto una squadra che continua a reggere grazie a determinate convinzioni. Perché se è vero, come dice Roselli, che “non è questione di modulo” è pur vero che ad un bravo scolaro di quinta elementare non si può chiedere di avere le stesse performance catapultandolo all’università. Rispettare le tappe è fondamentale, avere cognizione delle proprie qualità e dei propri limiti deve essere una necessità. Perché altrimenti il rischio è di mettere in crisi una squadra che fino ad ora ha fatto il suo dovere seppur con una rosa risicata, seppur con un divario tecnico notevole rispetto alle altre squadre che ci precedono in classifica.
E’ un dovere per il tecnico lasciare che la sua squadra faccia cose semplici. Nessuno chiede calcio champagne ma quantomeno una squadra che, come è avvenuto in passato, non si faccia infinocchiare proprio vicino al traguardo. Il Cosenza deve osare anche senza eroi ma con ragazzi umili e vogliosi di regalarsi una chance che sembrava irraggiungibile ad inizio stagione.

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