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Intercettazioni, la Procura di Catanzaro vara le nuove linee guida

Intercettazioni, la Procura di Catanzaro vara le nuove linee guida

Le conversazioni irrilevanti e prive di rilievi investigativi non saranno più diffuse. Il procuratore aggiunto di Catanzaro Giovanni Bombardieri scrive: «La polizia giudiziaria dovrà limitarsi a riportarle». E Legnini (Csm) ammette: «Abbiamo le idee chiare»

Le intercettazioni non utili ai fini delle indagini non compariranno più nelle inchieste a firma della Procura (e Dda) di Catanzaro. A stabilirlo è il procuratore aggiunto facente funzioni Giovanni Bombardieri che nel provvedimento sottolinea come «risulta evidente che al fine di evitare la possibilità di diffusione del contenuto di conversazioni intercettate ma assolutamente prive di rilievo investigativo o addirittura inutilizzabili, occorre disciplinare compiutamente l’attività investigativa di analisi e trascrizione delle medesime». Nuove regole che saranno necessarie per «evitare ingiustificate compressioni del diritto alla riservatezza delle proprie comunicazioni». E ancora: «La polizia giudiziaria dovrà limitarsi a riportare, sul brogliaccio di ascolto, l’annotazione “intercettazione irrilevante ai fini dell’indagine”. In caso di dubbi sulla rilevanza dei dialoghi captati, gli investigatori dovranno sottoporre il contenuto del colloquio al pubblico ministero. Se il magistrato dovesse ritenere le intercettazioni irrilevanti trasmetterà la nota della polizia giudiziaria, previo visto del procuratore aggiunto competente, alla segreteria del procuratore capo. Qui gli atti verranno conservati in un protocollo riservato ed eventualmente distrutti su decisione del giudice competente. Quanto ai dialoghi tra l’indagato e il suo difensore, la legge li considera inutilizzabili, a meno che la conversazione non costituisca essa stessa reato. Sul brogliaccio, la polizia giudiziaria dovrà indicare solamente “conversazione con il difensore”». Dello stesso avviso anche il vicepresidente del Csm Giovanni Legnini che, ospite a Repubblica Tv, ha detto che «i casi di abuso nella trascrizione, nella divulgazione, siano molto limitati. Il problema è che fanno rumore questi casi. Il dibattito sulle intercettazioni si ripete uguale a se stesso ciclicamente da venti anni. Ciò che mi preme dire è che il Csm ha le idee chiare, noi ci siamo espressi con il parere alla delega dicendo che va nella direzione giusta, poiché non contiene norme limitative» dell’attività investigativa. «Il rischio che bisogna evitare – precisa Legnini – è quello di trasmettere l’idea che le intercettazioni siano fatti negativi, sono fatti positivi. Il problema è l’abuso delle intercettazioni. Diffondere il materiale intercettato, relativo a colloqui personali che non hanno una rilevanza, è un tema che ci dobbiamo porre. Il rischio è che l’immagine della magistratura italiana rischi di essere compromessa e noi non ne abbiamo bisogno». (r. c.)

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