Tutte 728×90
Tutte 728×90

“Costa pulita”, in manette le cosche del Vibonese. Perquisizioni anche in provincia di Cosenza (FOTO)

“Costa pulita”, in manette le cosche del Vibonese. Perquisizioni anche in provincia di Cosenza (FOTO)

La Dda emette un decreto di fermo per 23 persone accusate a vario titolo di associazione per delinquere di stampo mafioso, estorsione, intestazione fittizia di beni, detenzione e porto illegale di armi ed esplosivo. Minacciato anche un giornalista vibonese. Nell’operazione coinvolti anche politici locali

Scacco matto della Dda di Catanzaro alle presunte cosche vibonesi che nella giornata di oggi sono state raggiunte da un decreto di fermo emesso dal procuratore aggiunto facente funzioni Giovanni Bombardieri e dai pubblici ministeri Camillo Falvo e Pierpaolo Bruni che hanno coordinato le indagini. Sono 23 le persone fermate con l’accusa – a vario titolo – di associazione per delinquere di stampo mafioso, estorsione, intestazione fittizia di beni, detenzione e porto illegale di armi ed esplosivo. L’operazione, denominata “Costa Pulita”, è condotta da polizia, carabinieri e guardia di finanza e interessa, oltre i comuni di Parghelia e Briatico, anche le province di Cosenza, Como e Monza. L’inchiesta nasce dalle intercettazioni ambientali effettuate nel quartier generale del boss Pantaleone Mancuso, capo dell’omonimo clan della ’ndrangheta, ubicato in un esercizio commerciale, dove gli inquirenti hanno tenuto sotto controllo i movimenti intorno al locale in cui il boss incontrava i suoi referenti.costa pulita 2

Le indagini, avviate nei primi mesi del 2013, hanno riguardato personaggi appartenenti o comunque contigui al potente clan della ’ndrangheta guidato dalla famiglia Mancuso di Limbadi, operante in tutto il territorio vibonese, ed alle famiglie Accorinti, La Rosa ed Il Grande, attive nei comuni del litorale tirrenico della provincia vibonese. Le investigazioni hanno lambito contesti politici locali – tra cui l’attuale presidente della provincia di Vibo Valentia Andrea Neglia accusato di concorso esterno in associazione mafiosa riconducibile alla presunta cosca degli Accorinti – in particolare di passate amministrazioni di Briatico e Parghelia. Gli inquirenti ritengono di aver bloccato i canali finanziari del clan sequestrando beni per un valore di circa 70 milioni di euro. Tra i beni sequestrati oltre 100 immobili, quote societarie e rapporti bancari, oltre a due villaggi vacanze e tre compagnie di navigazione con altrettante motonavi che assicuravano, in regime di sostanziale monopolio, i collegamenti turistici con le isole Eolie. Nell’inchiesta sono finite anche le minacce ricevute dal giornalista Pietro Comito, ex cronista di giudiziaria di “Calabria Ora” che all’epoca realizzò dei servizi sulla gestione comunale di Briatico. (redazione cronaca)

CLICCA QUI PER LA NUOVA PAGINA FACEBOOK DI COSENZACHANNEL – ATTUALITA’

Related posts