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Operaio deceduto nel 2009, per i consulenti della difesa «le sostanze nocive non c’entrano nulla»

Operaio deceduto nel 2009, per i consulenti della difesa «le sostanze nocive non c’entrano nulla»

La Procura di Cosenza aveva chiesto l’archiviazione del fascicolo, ma i familiari della vittima si opposero e l’indagine oggi è sotto la lente di ingrandimento del giudice di primo grado. Ecco gli ultimi sviluppi

Secondo i consulenti della difesa l’operaio Gabriele Crocco, deceduto nel 2009, ex dipendente di un’azienda di Figline Vegliato, non sarebbe morto a causa delle sostanze nocive respirate durante l’attività lavorativa. Lo hanno dichiarato nei giorni scorsi il professore Arcangelo Fonti e la dottoressa Maria Vena Arbitrio sentiti entrambi nel processo che si sta svolgendo dinanzi al giudice monocratico Manuela Gallo. A giudizio ci sono l’azienda citata come responsabile civile assieme e Paolo Capuano e Giovanni D’Andrea, responsabili dell’azienda in materia infortunistica accusati che dopo le indagini coordinate dal pm Antonio Bruno Tridico della Procura di Cosenza furono incriminati per omicidio colposo. Inchiesta che secondo l’accusa sarebbe dovuta essere archiviata ma che invece è giunta nella fase dell’istruttoria dibattimentale dopo l’opposizione vinta dalla parte civile rappresentata dall’avvocato Innocenzo Palazzo. Secondo i familiari della vittima, Crocco sarebbe morto a causa delle sostanze chimiche respirate e utilizzate nel corso dell’attività lavorativa, ma per i consulenti della Procura – escussi in precedenza – non c’è nesso di causalità tra il tumore alla gola e quanto maturato durante le ore in azienda che secondo l’accusa non avrebbe assunto le dovute cautele per evitare tutto ciò. I periti di recente hanno escluso la sussistenza del nesso di causalità tra la patologia che ha prodotto il decesso della vittima e le sostanze chimiche con le quali veniva a contatto durante la sua attività lavorativa. Il processo è stato rinviato al prossimo 19 luglio quando la difesa citerà il medico della fabbrica e dopodiché sarà fissata una nuova udienza, probabilmente, per le discussioni delle parti processuali. L’avvocato Pietro Perugini difende Paolo Capuano, l’avvocato Giuseppe Bruno assiste Giovanni D’Andrea, mentre il legale Cristiano Baldini del foro di Ravenna rappresenta l’azienda cosentina. (redazione cronaca)

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