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Cinque anni di Brutium, cinque anni di calcio popolare [VIDEO]

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La seconda squadra di Cosenza ha festeggiato il primo lustro di vita calciando dal basso. E’ stata pioniera di una serie di iniziative simili in tutta Italia sull’esempio del Saint Pauli.

Sono passati cinque anni da quando fu creata l’associazione sportiva Brutium Cosenza. Era il 22 aprile 2011. La matricola (n° 934103) arrivò poi con l’affiliazione dell’1 luglio, ma per tutti il compleanno da festeggiare è oggi. Quel lupo che azzanna un pallone è già un cult.

GLI ESORDI. Volendo dirla fino in fondo, tra le due squadre della città è quella nata prima: almeno tre mesi più grande della sorella Nuova Cosenza che poi sarebbe diventata più comunemente “il Cosenza”. Non si sono mai sfiorate, nemmeno in amichevole, ma per adesso forse è meglio così. La Brutium non ha mai avuto l’aspirazione di diventare il punto di riferimento della piazza, è una squadra di protesta e come per le manifestazioni di strada, a parteciparvi di solito sono un nugolo ristretto di ragazzi. Che poi tanto ristretto non è, se si considera che in due finali playoff hanno indotto le autorità a concedere il campo neutro per un afflusso di fan in trasferta superiore al normale.
La Brutium è l’espressione diretta di una parte della tifoseria del Cosenza che prendeva posto in Curva Nord. Lo ha fatto fino all’ultimo fallimento, momento in cui ha detto basta al calcio moderno ed è scesa in campo nel vero senso della parola. Il nuovo club si presentò agli sportivi rossoblù dicendo di voler “lanciare un segnale di rottura, ma al tempo stesso continuare ad esprimere un modo di essere fatto di contrapposizione netta alla Tessera del tifoso e all’inasprimento delle leggi speciali” imposte dall’allora ministro Maroni.

 SOGNANDO IL SAINT PAULI. L’esempio seguito era chiaro e affondava le radici in società europee più blasonate e con un bacino d’utenza enorme rispetto ad una cittadina calabrese di provincia. A fare scuola è il Saint Pauli di Amburgo che, nonostante la fondazione risalga al 1899, deve il suo successo mediatico alla scelta imposta dai suoi sostenitori a metà anni Ottanta. La sede e lo stadio furono trasferiti vicino al porto, non distanti dalla zona a luci rosse centro della vita notturna. I suoi supporter scelsero come simbolo non ufficiale il Jolly Roger (il teschio con le ossa incrociate) e con il consenso della società bandirono l’ingresso sulle gradinate ai tifosi di estrema destra. Il passo seguente fu introdurre l’antirazzismo nello statuto ufficiale e la media passò da 1600 a 20mila spettatori in un batter d’occhio.
brutium ad acri spareggioUn altro caso è Manchester. Oltre alla classica divisione fra Red Devils e Citizens, dal 2005 c’è spazio anche per l’Fc United of Manchester. Ha iniziato nella settima serie del calcio inglese e deve la sua esistenza ad un gruppo di fan completamente in disaccordo con la politica dirigenziale portata avanti dai fratelli Glazer. L’idea è la più simile alla Brutium: riportare il calcio in una dimensione locale. Circa 3500 appassionati seguono ogni week-end le gesta dei novelli Diavoli Rossi ed hanno spinto i loro beniamini a tre promozioni consecutive. Sono 4000, invece, i membri dell’Fcum che pagano una sorta di abbonamento spontaneo ogni anno.

ESEMPIO DA SEGUIRE. Oggi in Italia non si contano più le squadre di protesta sorte in ogni parte dello Stivale e legate alle stesse tematiche antirazziste che animano la Brutium. A Firenze c’è il CS Lebowsky, a Lecce è sorto lo Spartak, a Napoli ci sono la Stella Rossa di Scampia, la Lokomotiv Flegrea e il Quartograd, ad Ancona la Konlassata, a Bari è attivo l’Ideale, a Roma c’è l’Ardita, mentre a Taranto l’Ardita due Mari. Tutte realtà nate anche e soprattutto “per toccare con mano le problematiche legate ai migranti”. Sono sodalizi in piena regola con cui i comitati regionali della Figc hanno a che fare quasi quotidianamente: una botta improvvisa di colore e produzione critica in un mondo, quello dilettantistico, spesso abbandonato a se stesso.

brutiume crotone 2015I RISULTATI SPORTIVI. La Brutium è ormai una realtà consolidata non solo nel panorama cittadino, ma in tutta la regione. Ha mantenuto la fisionomia di squadra degli ultras, che in Terza Categoria facevano anche parte dell’organico. I risultati sportivi però hanno imposto scelte precise e i supporter più accaniti si sono “accontentati” di far parte della dirigenza. Le riunioni sono assemblee vere e proprie e anche gli esoneri (sic!) si mettono ai voti. Nessuno dei calciatori ha un salario che possa definirsi tale, ma soltanto rimborsi spesa in base ai chilometri percorsi per potersi allenare. In cinque anni tre promozioni, l’ultimo torneo tuttavia è stato di assestamento e l’impresa di evitare i playout non è riuscita. Domenica 1 maggio a Lamezia ci sarà lo spareggio con la Promosport e la Brutium deve vincere se vuole evitare la retrocessione. A prescindere, comunque, sono un lustro di successi. L’idea di un calcio dal basso è stata geniale. Auguri e cento di questi giorni. (Antonio Clausi)

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