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L’ANALISI | Per la Dda di Catanzaro Gratteri è la ciliegina sulla torta

L’ANALISI | Per la Dda di Catanzaro Gratteri è la ciliegina sulla torta

Negli ultimi anni l’Ufficio inquirente è riuscito a contrastare nel migliore dei modi la criminalità organizzata. Il nuovo procuratore andrà a migliorare un Distretto giudiziario che finora ha lavorato in condizioni precarie: mancano due magistrati e ufficiali di polizia giudiziaria

La Calabria pulita e trasparente non può che essere contenta che un magistrato del calibro di Nicola Gratteri sia rimasto a lavorare nella sua terra. Magari le ambizioni erano diverse – dalla possibilità di diventare Ministro della Giustizia a quella di ottenere il ruolo di procuratore capo di Milano – ma la nuova avventura giudiziaria è sicuramente un motivo d’orgoglio per l’ex procuratore aggiunto di Reggio Calabria che, probabilmente, non avrebbe disdegnato neanche l’idea di attendere l’addio di Cafiero de Raho dalla Procura in riva allo Stretto per far ritorno – così si dice negli ambienti investigativi – alla procura di Napoli. Oggi Gratteri si prepara a sostituire Vincenzo Antonio Lombardo che nel corso del suo lavoro a Catanzaro ha ottenuto risultati eccellenti nella lotta alla criminalità organizzata. Dalle cosche crotonesi a quelle tirreniche cosentine: nessun clan l’ha fatta franca. Ecco questo è un aspetto da non sottovalutare.

La caratura professionale di Gratteri è ben conosciuta innanzitutto alla ’ndrangheta, quella reggina in particolare, ma è nota in tutta Italia visto che il magistrato gira nelle scuole per parlare di legalità agli studenti e soprattutto è autore di numerosi libri che raccontano le dinamiche mafiose che ha incontrato nel suo cammino. Ma la Procura di Catanzaro, Dda compresa, in passato – come già detto – è riuscita a contrastare la delinquenza nonostante le forze in campo siano state sempre inferiori rispetto ad altri uffici. Gratteri ha già detto di voler affrontare il problema al più presto, chiedendo al suo ministero di inserire altri due magistrati nella pianta organica. Uno di questi – secondo i beni informati – dovrebbe arrivare direttamente da Reggio Calabria. Le indagini più delicate, invece, sono state affrontate nel migliore dei modi dagli inquirenti – come Pierpaolo Bruni, Vincenzo Luberto, Giovanni Bombardieri ed Eugenio Facciolla – che negli ultimi 15 anni hanno combattuto la mafia cosentina, arrestando decine e decine di boss e affiliati – alcuni già condannati in via definitiva – e controllando il territorio con una serie di attività tecniche che hanno permesso di sgominare gruppi criminali generatisi quando venivano meno i capi società. E non è per niente facile seguire passo dopo passo le operazioni della criminalità che oltre a commettere omicidi pensa a guadagnare illecitamente imponendo il “pizzo” agli imprenditori o ai commercianti.

Le ultime inchieste antimafia nel Cosentino – da “Tela del Ragno” a “Doomsday” – hanno accertato la presenza di organizzazioni pericolose che pur di conquistare il potere e amministrare una parte dell’economia cittadina non guardavano in faccia nessuno. Poi la politica: le indagini su Scalea – coordinate dal procuratore aggiunto Luberto – hanno evidenziato pesanti collusioni con la ’ndrangheta locale. Un sindaco in manette e raffiche di condanne almeno in primo grado. Oggi l’attenzione delle forze dell’ordine – Guardia di Finanza, carabinieri e polizia di Stato – si è spostata su Cosenza e Rende. Oltre il Campagnano il “Sistema Rende” ha portato all’arresto dell’ex sottosegretario Sandro Principe – attualmente ai domiciliari, mentre gli altri politici coinvolti sono stati tutti scarcerati dal Riesame – e di alcuni presunti esponenti di spicco della cosca “Lanzino” (ad oggi tutti liberi tranne D’Ambrosio posto ai domiciliari), in terra bruzia invece i nuovi collaboratori di giustizia stanno raccontando altri dettagli già riferiti per tutto il 2015 da Adolfo Foggetti. Le propalazioni di Franco Bruzzese e Daniele Lamanna vanno in questo senso e riportano la macchina del tempo al 2011 quando il Comune di Cosenza era al centro, come oggi, delle elezioni comunali. In tal senso se le dichiarazioni dei pentiti fossero supportate dagli indizi già in possesso della Dda di Catanzaro, allora i palazzi del potere cosentino potrebbero crollare, metaforicamente parlando s’intende. Il ciclone giudiziario se arriverà ovviamente andrà a colpire coloro i quali hanno promesso o dato qualcosa a chi in quel periodo rappresentava la criminalità. Soggetti che cinque anni fa giravano la città e ricoprivano ruoli di primo piano. C’è tanta carne al fuoco, ci pare di capire. E l’arrivo di Gratteri renderà tutto ancora più interessante.

Nicola Gratteri, dunque, troverà un ufficio ben allenato e sarà la ciliegina sulla torta in un Distretto giudiziario che merita di essere ancora di più rinforzato sia con magistrati di valore sia con ufficiali di polizia giudiziaria qualificati capaci di contrastare ogni giorno la delinquenza organizzata. (a. a.)

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