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Ricordare la vittoria di ieri per programmare quella di domani

Ricordare la vittoria di ieri per programmare quella di domani

– di Antonio Clausi –
Un anno fa il Cosenza alzava al cielo la Coppa Italia, unica squadra calabrese a farlo. E’ stata la base per il miglior campionato post-2013, sarà la base anche per la B?

Forse è nata proprio lì la stagione migliore che il Cosenza abbia disputato dal 2003. Perché è di questo che stiamo parlando: del campionato più importante dopo l’era Pagliuso. Il piazzamento conclusivo, che siano playoff o quinto posto, rafforza la tesi: mai negli ultimi 13 anni i rossoblù erano arrivati così in alto. E mai avevano alzato un trofeo professionistico come avvenne il 22 aprile 2015. In Calabria ancora oggi nessuno c’è riuscito e il destino, che si diverte a tirare scherzi del genere, al Marulla metterà di fronte i campioni uscenti e i freschi vincitori della Coppa Italia di Lega Pro. Di questi tempi ci si preparava a scrivere una pagina di storia, fervevano i preparativi delle coreografie e non si parlava di altro. A distanza di un campionato, le stesse emozioni sono state spalmate nel corso delle domeniche, ma la prossima sembra importare davvero a pochi. Le speranze, del resto, sono ridotte al lumicino.
Nel giorno della Vittoria (con “v” maiuscola), è tempo di tirare le prime somme sperando che il calcio smentisca quanti credono già assegnati i primi quattro posti della classifica. Se così fosse, non resterebbe altro da fare che porre le basi per i futuri successi. Alla città serve il salto di qualità che soltanto la Serie B potrebbe regalare ed è nella logica del processo di crescita indicato dal presidente Guarascio: ripescaggio dalla D, ammissione alla Lega Pro unica, salvezza con largo anticipo in Prima divisione, consolidamento della posizione. Una crescita costante e con i conti apposto, ma che non ha mai portato vere vittorie sul campo. Coppa Italia a parte, ovviamente. Il particolare non è di poco conto perché solo la Fiorentina e poche altre squadre fortunate, sono riuscite a completare il salto tra i cadetti senza avere dalla loro i meriti derivanti dai risultati sportivi.
Per andare in B non si può prescindere dagli investimenti e non ingannino le favole di Crotone e Carpi: sono casi più unici che rari e la storia degli ultimi campionati insegna che sei hai un organico all’altezza in un modo o nell’altro te la giochi.
Ecco, l’organico. A gennaio il Cosenza era a tre punti dalla vetta, ma il mercato ha regalato poco o nulla. Meluso ha operato con i fondi a disposizione, Roselli quando ha la squadra al completo può vantare 19 elementi. Di questi tre sono ’96 e uno è il secondo portiere. Quando ci si indigna dei playoff svaniti (mai dire mai!), onestà intellettuale vorrebbe che oltre agli errori del tecnico e alle scelte del direttore sportivo, si evidenziasse la differenza sostanziale di numero e qualità tra il Cosenza e le altre concorrenti. Forse qualcuno capirà che è un mezzo miracolo vedere i Lupi lassù in alto e che fare gli appelli adesso serve a poco. La gente va allo stadio se c’è la possibilità di vivere un sogno con trasporto emotivo. Ci sono solo due modi per ricreare fin da luglio il giusto entusiasmo: uno è vincere clamorosamente i playoff, nell’altro caso toccherebbe a Guarascio. Intelligenti pauca.

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