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L’angolo della tattica: chi vince ha sempre ragione

L’angolo della tattica: chi vince ha sempre ragione

 di Gianluca Gagliardi*
Due allenatori agli antipodi hanno palesato in 90’ il loro modo di intendere il gioco del calcio. Bravo il Cosenza a sfruttare gli episodi.

Ieri abbiamo assistito alla penultima partita in casa dei Lupi e non potevamo certo pensare di vedere una gara diversa da quella che è stata.
Alla fine ha vinto la squadra che ha avuto meno possesso palla, che ha tirato di meno in porta, che non ha calciato un (1!) angolo a favore ma che a differenza dell’avversario ha realizzato il rigore e ha difeso ad oltranza! Questa è la sintesi di una partita che da sportivo, tecnico e tifoso mi lascia un dubbio e una certezza.
Il dubbio è amletico e vale a dire: qual è il miglior metodo per arrivare al successo?
La certezza è che alla fine chi vince ha sempre ragione.
Foggia in campo con un 3-4-2-1 composto per otto/decimi da calciatori di ottima qualità tecnica e che vede la presenza contemporanea di ben tre elementi una volta definiti registi: Coletti (il centrale dei 3 di dietro) Vacca e Agnelli (in mezzo al campo). In avanti De Zerbi sceglie Sarno e Sainz-Maza, schierati da mezze punte a ridosso del vertice alto Iammello, e porta in panca gente del calibro di Chiricò, Floriano e soprattutto il nostro Arcidiacono (bel lusso per la categoria). L’undici foggiano viene completato da due esterni di centrocampo dotati di gamba e piede quali Angelo a destra e Di Chiara a sinistra.
Pur conoscendo il rischio in caso di errore, De Zerbi non modifica la sua idea di gioco. Azione impostata da dietro e sempre palla a terra con una fitta rete di passaggi brevi e un possesso prolungato (anche troppo) alla ricerca della giocata finale. Questo sfruttando le due mezze punte (forse troppo statiche) e/o l inserimento in diagonale di uno dei due esterni di centrocampo. Nel primo tempo sono proprio questi ultimi a procurare i grattacapi maggiori, costringendo Statella e Fiordilino ad abbassarsi fino a formare una linea a sei, ben protetta dai mediani Arrigoni e Caccetta. Da qui l’impossibilità per i Satanelli di trovare spazi, mentre più volte le ripartenze dei padroni di casa non sono state rifinite a dovere. Il volume di gioco ha prodotto però un solo pericolo vero, peraltro causato da un errato passaggio di uno “stanco” Fiordilino: c’ha pensato il buon Agnelli a fallire clamorosamente il vantaggio. Il gioco “propositivo” dei pugliesi avrebbe necessitato di una variazione di ritmo nel giro palla oltre che dell’inserimento da dietro a scavalcare la folta linea dei Lupi. Tutto ciò è più facile scriverlo che attuarlo in campo, ma vista l’abbondanza di qualità nell’undici pugliese è legittimo pensarlo.
I lupi non tradiscono l’attesa e chi si aspettava una formazione garibaldina alla ricerca della vittoria a tutti i costi è rimasto deluso. Anche Roselli come il collega (due allenatori agli antipodi) conferma il modulo e l’idea “attendista”, incurante dei mugugni di chi invece vorrebbe un Cosenza più spensierato alla ricerca del risultato pieno. Squadra sempre corta e stretta nella sua trequarti, tanta fisicità e muscoli, prontezza di spirito a ribaltare l’azione su ogni sbaglio dell’avversario.
Secondo tempo sulla falsa riga del primo con Fiordalino che continua a soffrire le incursioni d Angelo e Cosenza che resta a guardare il possesso per lo più sterile degli ospiti. Monotonia interrotta dai due episodi decisivi del match, entrambi a favore dei padroni di casa, che hanno reso il finale frizzante dal punto di vista temperamentale.
Si dice che il fine giustifica i mezzi, pertanto complimenti a tutti, giocatori tecnici e collaboratori.

*Gianluca Gagliardi, ex allenatore di Cosenza e Triestina

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