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LE TALPE DEL CLAN | La “soffiata” del poliziotto e la mancata cattura di tre indagati

LE TALPE DEL CLAN | La “soffiata” del poliziotto e la mancata cattura di tre indagati

Le indagini hanno permesso di capire perché Antonio Abbruzzese, Celestino Bevilacqua ed Ettore Sottile sfuggirono alle forze dell’ordine il 27 novembre del 2014. Nelle carte dell’inchiesta i presunti scambi di “favore” per agevolare l’attività della cosca “Rango-zingari”

Da un carabiniere a un poliziotto. La presunta cosca “Rango-zingari” cambia referente ma il risultato – alla luce degli accertamenti investigativi – è sempre lo stesso. I sodali del boss sanno tutto, o meglio sanno quando scatteranno le operazioni delle forze dell’ordine. Il senso, nell’agire criminale, di sfuggire alla cattura per costituirsi il giorno dopo qual è? Ancora non lo hanno capito neanche gli inquirenti. Ma tant’è. Così scopriamo che un ex agente della Squadra Mobile di Cosenza, avendo buoni rapporti con un imprenditore che di nome fa Enrico Francesco Costabile, spiffera alcune notizie importanti alla presunta consorteria mafiosa che dopo la morte di Michele Bruni sancisce un accordo con gli “italiani”. Bacinella “comune”, affari coordinati e controllo totale del territorio. Quello che succede, in particolare, nel novembre del 2014 certifica – secondo la Dda di Catanzaro – il concorso esterno in associazione mafiosa sia di Vincenzo Ciciarello sia del suo amico. Un rapporto molto stretto quello che intercorre tra i due al punto che i “favori” viaggiano in un senso e nell’altro. Se da un lato il 60enne rivela, ad esempio, che a breve ci saranno arresti – così com’è avviene – dall’altro chiede all’imprenditore in epoca antecedente di far entrare il figlio minorenne nella discoteca in cui l’agenzia di sicurezza del presunto clan presterà servizio quella sera o un’altra festa in un locale su Corso Mazzini dove la figlia del poliziotto intende andare. Ovviamente nulla che va oltre la legge, ma comunque sia è la prova – ritengono i magistrati di Catanzaro – che vigeva la regola del “do ut des”. Poi denaro o agevolazioni per cambiare pezzi della macchina e tanto altro ancora. Costabile – secondo quanto detto da Adolfo Foggetti – si sarebbe avvicinato al presunto clan nel 2012, vantandosi di poter avere notizie relative a indagini in corso direttamente da un poliziotto. Musiche per le orecchie di Maurizio Rango che verrà a sapere proprio da Enrico Francesco che la Mobile piazzò una microspia all’interno della sua abitazione, ritrovata poi dallo stesso Rango.

Il “lavoro sporco” di Ciciarello sarebbe consistito nel rivelare a Costabile che a sua volta informava Rango «che dalle intercettazioni» effettuate nel momento successivo alla morte di Messinetti «erano scaturite indagini relative alle estorsioni compiute dalla cosca nei confronti di taluni esponenti della famiglia Foggetti, noti giostrai, legati da parentela ad Adolfo Foggetti, nonché altre indagini relative al tentativo di estorsione nei confronti di Ottavio Carolei», indagato e poi assolto nell’ambito dell’inchiesta che ha fatto luce sulla scomparsa del parcheggiatore abusivo. Tra le contestazioni emerge quella che porta direttamente a Daniele Lamanna, nuovo pentito cosentino, il quale all’epoca fu oggetto di un’attività tecnica avendo la Squadra Mobile installato nei pressi di casa sua una telecamera per seguire i suoi movimenti. Poi la cimice nell’auto di Ciccio Bevilacqua, la “soffiata” sul blitz del 27 novembre del 2014, allorquando sfuggirono momentaneamente alla cattura Antonio Abbruzzese detto “Tonino Banana”, Celestino Bevilacqua ed Ettore Sottile, il tentativo andato a vuoto di far diventare Costabile un “confidente” della Squadra Mobile per ingannare la stessa sui reali disegni criminosi di Rango e company e infine le somme di denaro ricevute «quale corrispettivo del predetto aiuto qualificato» alla presunta cosca «nonché altre utilità a titolo gratuito e «trattamenti di favore» per sé e per i suoi familiari. Episodi che sarebbero iniziati nel 2012 e terminati tra novembre e dicembre del 2014, quando Ciciarello sarà spostato negli uffici della Prefettura di Cosenza. Quanto basta – ritiene il gip distrettuale Assunta Maiore – per applicare la misura cautelare degli arresti domiciliari. (a. a.)

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