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‘Ndrangheta e terrorismo, la Cassazione: «Sì alle intercettazioni con il “virus-spia”»

‘Ndrangheta e terrorismo, la Cassazione: «Sì alle intercettazioni con il “virus-spia”»

Le sezioni unite penali della Suprema Corte sanciscono l’utilizzo di intercettazioni di conversazioni o comunicazioni attraverso “Troyan” nei procedimenti relativi a delitti commessi dalla criminalità organizzata

Si all’utilizzo di intercettazioni di conversazioni o comunicazioni tra persone presenti avvenuta attraverso l’installazione di un “virus-spia”, come ad esempio Troyan in dispositivi elettronici potatili, come tablet e smartphone, in procedimenti relativi a delitti di criminalità organizzata, anche terroristica. E’ quanto hanno sancito le sezioni unite penali della Cassazione, con la massima provvisoria depositata oggi, nella quale si spiega che l’utilizzo di intercettazioni tramite “virus-spia” può essere possibile anche nell’ambito di indagini riguardanti associazioni per delinquere, ben strutturate e pericolose, «con l’esclusione del mero concorso di persone nel reato». Per definire nei dettagli quest’ultimo punto relativo alle associazioni per delinquere, bisognerà attendere il deposito delle motivazioni della sentenza. Il verdetto dei supremi giudici sposa in toto le tesi illustrate dall’avvocato generale della Suprema Corte Nello Rossi e del sostituto pg Antonio Balsamo, secondo i quali, appunto, questo tipo di intercettazioni possono essere usate nell’ambito di processi relativi al crimine organizzato.

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