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Cosenza Academy, crearla si può

– l’editoriale di Piero Bria –
Il settore giovanile è la cura ai mali del nostro calcio. Non serve investire troppo ma avere idee e far si che tutti riescano a beneficiarne. Ecco perché bisogna puntare sul vivaio.

Ho ricevuto alcune mail in questi giorni che mi hanno portato a dedicare questo editoriale ad un concetto che ho espresso, seppur in modo veloce, settimana scorsa. Parlo più precisamente del settore giovanile.
In particolare una vostra mail ha attirato la mia attenzione dove mi viene precisato che senza soldi e sole idee non si possono fare investimenti.
In parte è vero, in parte no. E sono qui a spiegarvi il motivo.
L’andare avanti senza una meta, senza obiettivi e dei mezzi idonei per realizzarla è sicuramente la prima cosa da evitare in una società calcistica. Programmare vuol dire progettare una strada da percorrere: le tappe intermedie, i mezzi da utilizzare, gli strumenti per verificare la qualità e la quantità del percorso effettuato. Il principio dal quale partire, poi, è quello di preparare giovani calciatori per le proprie squadre più rappresentative, per la prima squadra e calciatori da avviare a società dilettantistiche, semi-professionistiche e professionistiche.
Un settore giovanile non nasce oggi per riscuotere già domattina. Non siamo al Casinò. Bisogna creare e aspettare per anni.
Il Cosenza può puntare sul nome e sul prestigio di una società che ha 100 anni di storia.
Partendo da questo bisogna creare sinergie con il territorio e, per farlo, servono garanzie per le società affiliate. Innanzitutto sul compenso da pattuire in caso di crescita futura del giovane calciatore e poi su una formazione costante e duratura nel tempo dei tecnici e delle società affiliate con un know-how che abbia determinati requisiti.
Dopodiché bisogna strutturarsi e trovare una serie di istruttori su cui puntare per anni e che siano allineati tra loro. Come se fossimo all’Università o, come viene definita oggi nel calcio, una vera e proprio Academy.
Ovvio che alla base ci siano strutture idonee a garantire la crescita del vivaio.
Ovvio che, ad inizio anno, una piccola percentuale del budget stanziato per affrontare la stagione sportiva venga destinata al settore giovanile.
L’aspetto fondamentale, in tal senso, sarà anche quello di darsi degli obiettivi.
Primo anno affiliare dieci società, il secondo trenta, il terzo cinquanta. Poi organizzare eventi di caratura regionale il primo anno, nazionale il secondo, europeo nel terzo. Ma anche l’organizzazione di Camp nel primo anno accessibile a centinaia di ragazzi che potranno raddoppiare negli anni successivi.
E ancora, creare una partnership con qualche club importante dove poter mandare i propri allenatori per essere formati e per organizzarsi e allinearsi. Trovare società dilettantistiche dover poter mandare i propri giovani a “farsi le ossa”.
In poche parole: bisogna strutturarsi. Perché la piccola spesa prevista per curare il settore giovanile verrà ripagata anni dopo con la consacrazione di un solo giocatore.
Il vivaio, costituisce una base fondamentale da inserire nel tessuto connettivo della società sportiva.
E bisogna essere attenti a conoscere la propria realtà e curare determinati aspetti.
La valutazione della situazione economica, demografica, sono aspetti da considerare. Conoscere il numero delle società calcistiche che gravitano nel nostro bacino, il numero di praticanti e soprattutto le strutture.
Dice bene il professore Toti (specialista dei settori giovanili) quando afferma: “Gli obiettivi generali definiscono in pratica la filosofia della società. In passato, le società erano improntate sul principio dell’agonismo esasperato. L’importante era il risultato e, se si riusciva, vendere qualche giocatore di prospettiva a società professionistiche. Oggi le società calcistiche, che nel suo interno hanno un settore giovanile, devono privilegiare la filosofia dello strumento calcio come mezzo formativo in tutti i suoi elementi.  La valutazione di ciò che è stato fatto deve essere un momento ben preciso nella realtà della società. E’ bene programmare riunioni con i massimi esponenti della società più volte, per fare una valutazione intermedia dell’operato ed eventualmente correggere quelle strategie che si sono rilevate poco efficaci per raggiungere gli obiettivi. La valutazione finale va fatta a fine ciclo ed allora è quello il momento di fare i conti. I cicli devono essere pluriennali (2-3-5 anni) e con obiettivi a medio e lungo termine“.
Il discorso è: si vuole veramente costruire qualcosa a Cosenza? Oppure crediamo che solo spendendo soldi per pagare i giocatori ci possa garantire di andare in categorie importanti e restarci? Avere un buon settore giovanile significa vivere di rendita. A patto che si rimanga sempre con i piedi ben saldi a terra.
Non servono obbligatoriamente tanti soldi per creare una struttura forte. Le idee e la costanza, quelle si. Perché solo chi sa cosa vuole cerca di prepararsi il terreno. Chi vive alla giornata è colui che non ha ambizione, non ha stimoli e non ha idee.
L’Academy è qualcosa che all’estero esiste da tantissimi anni. In Italia i club si stanno adeguando, anche quelli più piccoli. E noi presidente Guarascio? Che futuro ci attende? Perché precludersi una strada che potrebbe essere redditizia (la nostra regione è tra le prime quattro regioni italiane per produzione di giovani talenti). Vedere sotto i nostri occhi che altri beneficiano del dono della nostra terra è molto triste. Non servono soldi, serve voglia e costanza unita alle idee e alla condivisione con chi sposa un progetto.

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Redazione Cosenza Channel

Cosenza Channel è una testata giornalista nata nel 2008 con l’idea di occuparsi principalmente delle notizie sul Cosenza Calcio. Il successo conseguito sin dai primi anni ha permesso alla testata di avviare una collaborazione televisiva per mandare in onda un format che parlasse di calcio, in particolare dei Lupi e poi delle altre squadre calabresi. La svolta arriva nel 2016, quando la redazione amplia i contenuti del portale d’informazione, pubblicando notizie di attualità. Il 5 settembre 2019 Cosenza Channel si trasforma completamente. Nuova grafica, contenuti esclusivi, con l’obiettivo di crescere e rendere un servizio informativo sempre più attendibile e di qualità.

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