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Truffa all’Inps, la procura di Castrovillari chiude le indagini: 481 inquisiti

Truffa all’Inps, la procura di Castrovillari chiude le indagini: 481 inquisiti

La Guardia di Finanza di Sibari porta a compimento la fase preliminare dell’operazione “Easy Allowance”. L’inchiesta riguarda le indennità di accompagnamento e indennità previdenziali ed assistenziali. Ecco il resoconto degli accertamenti investigativi

La Guardia di Finanza di Sibari ha eseguito oltre 242 decreti di sequestro preventivo ai fini della confisca obbligatoria anche per equivalente, emessi dal Tribunale di Castrovillari su richiesta della Procura della Repubblica, diretta dal Procuratore capo Eugenio Facciolla, nei confronti di altrettanti soggetti indagati e indebiti beneficiari di indennità di accompagnamento e indennità previdenziali ed assistenziali.

La misura cautelare, rapportato all’indebito beneficio economico ottenuto, il cui valore ammonta a oltre 2,1 milioni di euro, ha riguardato beni mobili, immobili, disponibilità finanziarie e quote societarie nella disponibilità degli indagati. In particolare 120 terreni, 83 unità abitative, 2 locali commerciali, 101 autovetture, 13 motoveicoli. L’esecuzione delle predette misure cautelari, è stata caratterizzata da analitici, laboriosi e complessi accertamenti, anche di natura finanziaria- patrimoniale, che hanno consentito alle fiamme gialle di Sibari di identificare tutti gli effettivi indebiti beneficiari delle indennità e individuare i singoli beni mobili e/o immobili nonché le disponibilità finanziarie da sottoporre a sequestro.

Le Fiamme Gialle, già nel decorso mese di ottobre 2015, nell’ambito dell’operazione denominata “Easy Allowance”, avevano eseguito 11 misure cautelari personali nei confronti di soggetti che attraverso la commissione di una serie di delitti avrebbero percepito e/o consentito a terzi di percepire indebitamente le indennità pensionistiche, previdenziali ed assistenziali erogate dall’I.N.P.S. di Castrovillari e dall’I.N.A.I.L. di Napoli. I presunti delitti perpetrati ai danni dell’I.N.P.S., relativi a 615 pratiche di pensione illegittime, sarebbero stati caratterizzati dalla fittizia attribuzione ai soggetti indebiti beneficiari della qualità di erede dell’avente diritto. Le presunte condotte truffaldine risulterebbero tutte precedute dalla strumentale falsificazione della documentazione attestante i requisiti legittimanti, rilevata a seguito di accertamenti condotti dai finanzieri. Con riferimento, invece, alle presunte truffe scoperte ai danni dell’I.N.A.I.L., relative alle indennità percepite da 22 operatori marittimi, anagraficamente inesistenti, la maggior parte di esse è stata eseguita tramite la diretta immissione dei relativi dati nel sistema informatico dell’Istituto, in assenza di qualsivoglia documentazione giustificativa. Si tratta, in tal caso, di falsi certificati medici, falsi documenti d’identità, ed estremi di conti correnti bancari on line, accesi tramite promotori finanziari autorizzati e riferiti a soggetti anagraficamente inesistenti, per la cui accensione sarebbero stati utilizzati falsi documenti di identità. L’inserimento di tali dati nel sistema informatico I.N.A.I.L., necessario per consentire la liquidazione delle indennità e la loro successiva erogazione a favore dei soggetti indebiti beneficiari, sarebbe stata eseguita da un dipendente dell’Istituto, già addetto all’ufficio pensioni dello stesso ente, destinatario della misura cautelare degli arresti domiciliari.

Di fondamentale importanza si sono rivelati i complessi e paralleli accertamenti bancari svolti dai finanzieri del gruppo di Sibari, che hanno interessato circa 500 conti correnti/libretti a risparmio/mandati di pagamento, con il conseguente interessamento di oltre 30 istituti finanziari. L’analisi trasversale di tutta la relativa documentazione acquisita alle indagini, oltre a individuare gli effettivi indebiti beneficiari delle indennità, avrebbe consentito, tra l’altro, di rilevare l’utilizzo da parte del sodalizio di nr. 51 c/c bancari, di fatto intestati a soggetti anagraficamente inesistenti, per incassare, veicolare e polverizzare i proventi derivanti dalle frodi, con l’intento di rendere più difficoltoso la ricostruzione dell’effettivo flusso finanziario. L’intera attività investigativa ha consentito, nel tempo, di contestare a 12 soggetti i reati di associazione a delinquere e truffa; a 22 soggetti (anagraficamente inesistenti) concorso in truffa; a 447 soggetti, per falsità ideologica commessa da privato in atto pubblico e concorso in truffa; l’esecuzione di due fermi di indiziato di delitti; 11 misure cautelari personali, di cui una in carcere, 4 agli arresti domiciliari e 6 di obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria; del sequestro preventivo di beni, finalizzato alla confisca anche per equivalente, sin alla concorrenza del valore complessivo di circa sette milioni, disposto, nel tempo, dalle Procure della Repubblica presso i Tribunali di Castrovillari, Cosenza, Paola e Lamezia Terme; del sequestro conservativo di beni, a carico dell’indagato principale, sino alla concorrenza dell’importo complessivo di 4,5 milioni di euro, disposto dalla Procura Regionale della Corte dei Conti – Sezione Giurisdizionale per la Calabria di Catanzaro.

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