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Quando il dubbio è patologico

Quando il dubbio è patologico

– l’editoriale di Piero Bria – 
Ancora una volta, ancora d’estate siamo di fronte ai dubbi di una società che progetta l’oggi ma non il domani. Una costante che dimostra l’impossibilità di guardare al futuro costruendo delle basi solide. 

Ogni momento della nostra vita è influenzato dalle decisioni che prendiamo in maniera più o meno consapevole. Queste decisioni possono cambiare la nostra carriera lavorativa, le nostre relazioni. Anche quando non scegliamo stiamo in realtà prendendo una decisione.
Nel caso del Cosenza non è una novità, perché il dubbio è diventato ormai qualcosa di patologico. In questi anni il presidente del Cosenza calcio, Eugenio Guarascio, ha fatto tutto con i suoi tempi. E senza una progettualità definita.
In primis sul programma tecnico. Gli allenatori si sono succeduti senza la garanzia che, vincere, garantisse un traguardo idoneo per la riconferma. Stesso dicasi per i direttori sportivi.
Ogni persona gravitata nel Cosenza, in questi anni, si è ritenuta insoddisfatta della gestione di un presidente che, nel bene e nel male, si è mostrato contrario e poco avvezzo ad adeguarsi al mondo di un calcio che va veloce, anzi velocissimo. Bisogna adeguarsi a Guarascio, non viceversa.
Ecco che, ad oggi, siamo nuovamente a guardare le ore, i giorni. E a capire che, come è avvenuto anche negli anni addietro, le scelte sono fatte in base alle richieste del presidente. Giusto, ci mancherebbe. Ma si sa che, soprattutto in questo periodo, si costruiscono le stagioni.
Non avere un diesse comporta un dispendio di energie  inutile. Perché trattare con i calciatori senza un progetto tecnico definito significa dover accettare condizioni indefinite.
L’era Guarascio va giudicata, stando ai risultati del campo, in maniera positiva. Fino ad oggi il ragionamento predominante è stato che “cambiando l’ordine dei fattori, il risultato non cambia”. Ma il calcio, a volte, regala sorprese che stravolgono anche i principi basilari dell’aritmetica. Ecco perché il timore è che, anno dopo anno, il Cosenza viva alla giornata cercando di far quadrare giustamente i conti ma senza avere quelle prospettive utili a guardare con ottimismo al futuro.
Tra un mese la squadra dovrà andare in ritiro ed avere una struttura definita per cercare, quantomeno, di riconfermarsi ai livelli di questa stagione. Per farlo ci sarà bisogno di idee chiare e, soprattutto, di motivazioni superiori a quelle che hanno consentito ai rossoblu di superare mille difficoltà nell’annata appena conclusa.
Speriamo che Guarascio ci sorprenda e riesca, in tempi brevi, a decidere e far decidere. Al momento è l’unica cosa che conta.

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