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Le minacce al presidente dell’ex centro migranti di Aprigliano

Le minacce al presidente dell’ex centro migranti di Aprigliano

Indagati 12 ragazzi nigeriani finiti davanti al giudice di pace di Cosenza. Uno di loro avrebbe minacciato il titolare della cooperativa “S. Anna” che all’epoca gestiva la struttura in località Spineto.

Il presidente della cooperativa “S. Anna” che gestiva il centro di prima accoglienza di Aprigliano – scrive oggi il Quotidiano del Sud nell’edizione cartacea – sarebbe stato minacciato da uno dei nigeriani che dimoravano in Presila. Minacce denunciate ai carabinieri della stazione di Aprigliano lo scorso 7 giugno 2015, quando la parte offesa raccontò ai militari dell’Arma di aver respinto il ritorno di un ragazzo, Endurance Eguaoje, 24 anni, che si sarebbe allontanato dal centro nel maggio del 2005 e se non avesse fatto ritorno entro tre giorni non avrebbe potuto più entrare nella struttura, come prevede la legge. Succede che il nigeriano avrebbe preteso di rientrare e nonostante gli fosse stato spiegato anche attraverso la Prefettura di Cosenza che non era più un suo diritto domiciliare a Spineto, si sarebbe rifiutato di andare via minacciando «in italiano che se lo avessi mandato via dal centro mi avrebbe aggredito, in particolare usava la parola “Kaput”» si legge nel verbale redatto dai carabinieri. Il presidente della cooperativa riferì agli investigatori di essere riuscito a farlo rimanere nel centro ma lo stesso nigeriano avrebbe strumentalizzato l’episodio «per fomentare dissidi nel centro e convincere gli altri ospiti a protestare». Nei giorni successivi altri nigeriani, dodici in tutto finiti davanti al giudice di pace di Cosenza e difesi d’ufficio dall’avvocato Chiara Penna, avrebbero cominciato ad assumere atteggiamenti violenti come spaccare alcune sedie o rompere le cerniere di una finestra o distruggere una lavagna. La parte offesa, rappresentata dall’avvocato Riccardo Maria Panno, fece i nomi dei nigeriani ma dopo un anno la situazione è totalmente cambiata. Il centro di Aprigliano è nel mirino della Procura di Cosenza per le condizioni igieniche in cui vivevano gli ospiti e nei mesi scorsi prima fu sequestrato e poco dopo i sigilli furono tolti ma alla luce dell’udienza di ieri il vero problema è molto più serio, perché i ragazzi non si troverebbero più – ognuno di loro è finito in altre comunità – ma soprattutto la loro identificazione non è avvenuta attraverso un documento d’identità. Infatti il pubblico ministero ha sollevato proprio la questione relativa al fatto che i nomi riportati nella citazione diretta a giudizio potrebbero essere anche di fantasia. Il processo è stato rinviato al prossimo 2 dicembre. (a. a.)

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