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Guarascio tra Pierrot, illusionismo e imprinting

Guarascio tra Pierrot, illusionismo e imprinting

– l’editoriale di Piero Bria – 
Il tempo ci dirà quanto sia reale quello che Guarascio ha (ri)fatto. E quanta fiducia darà alle persone scelte per la nuova stagione. Questione di imprinting…

“Quest’anno tra novembre e gennaio avrei in mente di occuparmi dei rinnovi per evitare situazioni come quelle di quest’anno. Diciamo che abbiamo commesso una leggerezza”. Le parole sono di Guarascio e non si capisce a chi si riferisca quando dice: “Abbiamo commesso una leggerezza”… Abbiamo chi? Come se il presidente fosse arrivato un anno fa e, a distanza di una stagione, abbia capito che anticipare i tempi nel calcio è una cosa buona e giusta (soprattutto per chi ha intenzione di programmare).

Peccato, però, che nessuno abbia ricordato a Guarascio che è proprietario del Cosenza da ben cinque (5) anni (soprattutto di quelle persone che fanno parte del “abbiamo commesso una leggezza”). Meglio tardi che mai dirà qualcuno. A noi, invece, sembra proprio che il presidente continui nella sua arte di prestigiatore.

Se avete tempo andate a riprendere le conferenze stampa degli ex direttori sportivi Fiore, Marino e Meluso. Noterete come al loro arrivo tutto fosse perfetto, salvo poi dopo qualche mese capire che con Guarascio la convivenza è davvero dura.

Ed ora tocca a Cerri che, seppur con poca esperienza, si è mostrato molto voglioso. La speranza è che, a differenza dei suoi predecessori, riesca ad instradare un presidente che continua, ad anni di distanza, a definirsi “neofita del calcio”.

Ora, però, la canzoncina non funziona più. Al Cosenza in questi cinque anni è mancata la “saggezza societaria” (non economica, ci mancherebbe) e soprattutto la fiducia nelle persone che il presidente ha scelto (perché lui ha voluto Marino, lui ha voluto Meluso e altri sui collaboratori). Quando bisognava avere quel “quid” necessario per fare il salto decisivo… il presidente si è tirato indietro, anzi non si è mosso proprio.

Nei primi due anni della gestione Guarascio siamo arrivati secondi in Serie D vincendo persino un play-off ma senza riuscire a salire. Ottime stagioni senza portare a casa una promozione se non un ripescaggio nella Lega Pro. Certo, c’è una Coppa Italia che brilla in bacheca. Ma Cosenza vuole qualcosa di più sostanzioso che dei Play-Off sfiorati in questa stagione.

Per ottenerlo serve necessariamente avere le idee chiare e perseguire gli obiettivi con costanza.

Cambiando gli interpreti con facilità non si fa altro che rallentare il processo. Ed è inutile, ogni estate, giustificarsi. Ognuno può commettere una leggerezza, ma non può farlo dopo quattro anni di gestione uniforme in cui quella che oggi viene definita una leggerezza è stata, per tanto tempo, una costante.

Giochi da illusionista o vera ingenuità alla Pierrot? Il tempo ci dirà quanto sia reale quello che Guarascio ha (ri)fatto. E quanta fiducia darà alle persone scelte per la nuova stagione. Tutta questione di imprinting… chiedere a Fiore, Marino e Meluso oltre che a tutti i giocatori che sono andati via da Cosenza senza rimpianti.

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