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Tentò di ammazzare il figlio, condannato anziano di Paterno Calabro

Tentò di ammazzare il figlio, condannato anziano di Paterno Calabro

Quattro anni di carcere per l’82enne imputato che nel luglio del 2015 ferì gravemente anche la moglie malata e poi tentò di suicidarsi. Riconosciuta la semi infermità mentale.

Quattro anni di reclusione a Giuseppe Leonardo Cristofaro, l’anziano di Paterno Calabro che nel luglio del 2015 tentò di uccidere la moglie gravemente malata e il figlio. Tentato omicidio, però, derubricato in lesioni personali gravi solo per l’azione criminale commessa ai danni della donna, mentre il reato più grave è stato riconosciuto per la furia ceca dell’uomo nel tentare di eliminare il ragazzo. La decisione del tribunale di Cosenza in composizione collegiale – scrive nell’edizione cartacea il Quotidiano del Sud – si avvicina alle tesi difensive, avanzate dall’avvocato Raffaele Brunetti il quale aveva sostenuto in fase di discussione che il suo cliente non fosse in grado di intendere e di volere come ebbe modo di relazionare il consulente della Corte, lo psichiatra Domenico Buccomino. Il pm Giuseppe Cava aveva chiesto otto anni di carcere, mentre il presidente Enrico Di Dedda (Manuela Gallo e Claudia Pingitore giudici a latere) dimezzando la richiesta di pena, ha riconosciuto la semi infermità mentale all’imputato. Un anno fa, al termine di una lite, l’82enne accoltellò la moglie, ammalata da tempo di Alzheimer, sferrandole un fendente, con un coltello da cucina della lama di 8 centimetri, all’altezza del fianco destro. Urla della donna sentite anche dal figlio della coave. raffaele brunettippia che, in soccorso alla madre, subì anch’esso delle ferite. Così, l’anziano di Paterno Calabro, avendo compreso la gravità del fatto, si procurò delle lesioni con la stessa arma all’altezza del petto, gettando il coltello da cucina sul tetto della propria abitazione, recuperato poi dagli uomini dell’Arma ancora intriso di sangue.

Le indagini avrebbero accertato che il motivo dello scontro da cui è scaturita la violenza dell’anziano, sarebbe dovuto a una perdita di controllo da parte dello stesso per la malattia dell’anziana donna. L’avvocato Raffaele Brunetti (nella foto a destra) dopo la lettura del dispositivo si è detto soddisfatto della sentenza ma aggiunge: «Attenderemo le motivazioni per valutare se ricorrere o meno in Appello». (a. a.)

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