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Cosenza, questione di tendenza

Cosenza, questione di tendenza

– l’editoriale di Piero Bria –
La questione Arrighini merita una riflessione: perdiamo a costo zero dei calciatori ed acquistiamo dagli altri? 

Solitamente nel calcio chi valorizza… guadagna. Un giocatore, dopo una stagione vissuta al vertice, lo si vende al miglior offerente o, può accadere, lo si trattiene per cercare di far lievitare il valore del suo cartellino. Un ragionamento che a Cosenza non è stato mai attuato nell’era “ercoliana”.
Contratti annuali per evitare di prendere troppi rischi. Questo il credo di Guarascio fino a qualche settimana fa.
Peccato che poi, a fine stagione, i giocatori migliori vadano via a costo zero. E non basta questo…perché paradosso dei paradossi, se non fosse stato per l’errore grossolano, il Cosenza avrebbe versato nelle casse dell’Avellino qualcosa come circa centomila euro per (ri)avere Arrighini in maglia rossoblù.
Ma come, noi perdiamo a costo zero ed acquistiamo dagli altri?
Roba che, a raccontarla in giro, rischieremmo di essere presi per matti. Eppure è quello che capita da queste parti. Ciò che vale ci passa davanti con indifferenza, ciò di cui potremmo fare a meno diventa una necessità.
Non vogliamo puntare il dito sempre sulla società ma, credeteci, questa società fa di tutto per far parlare di sé. E non ce ne voglia l’ottimo Arrighini, ma spendere soldi per riportarlo qui ci sembra un tantino azzardato. Preferibile puntare su un giovane di prospettiva che, tra qualche anno, può valere il triplo. Oppure prevedere un budget stipendi più alto. Insomma, spendere il giusto e spendere bene visto che, per la prima volta, Guarascio sta investendo su un calciatore (mai fatto in cinque anni di presidenza).
Dal presidente non finiremo mai di imparare… altro che Gianni Agnelli che disse su Platini: “L’abbiamo pagato un tozzo di pane, lui ci ha messo sopra il caviale…”. Ma si parlava di Platini…

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