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Sospettati di estorsione, ma la Cassazione chiude la vicenda: archiviazione confermata

Sospettati di estorsione, ma la Cassazione chiude la vicenda: archiviazione confermata

La denuncia partì da Davide Barzan per due episodi avvenuti – secondo il racconto della presunta vittima – il 21 febbraio e 7 agosto del 2012. Il primo, che sarebbe stato commesso a Cosenza, è stato archiviato poiché le accuse nei confronti dei quattro indagati si sono rivelate infondate. 

Sospettati di estorsione, ma alla fine le accuse si sono dimostrate infondate. A stabilirlo in prima battuta fu il gip del tribunale di Cosenza Francesco Luigi Branda e l’altro ieri la Corte di Cassazione ha messo la parola fine alla vicenda giudiziaria, confermando il decreto di archiviazione emesso nel mese di febbraio a seguito della denuncia presentata da Davide Barzan per fatti che sarebbero avvenuti il 21 febbraio 2012 a Cosenza e il 7 agosto 2012 a Cetraro. Secondo il racconto della persona offesa, uno degli indagati Vincenzo Cortese avrebbe richiesto in entrambe le occasioni la restituzione di somme di denaro che lo stesso avrebbe prestato alla presunta vittima, minacciandola «di un male ingiusto per indurlo ad esaudire la sua richiesta». Minacce che sarebbero state confermate dal cognato della parte offesa, sentito a sommarie informazioni dagli investigatori. Lo stesso giorno, il 9 settembre 2015, gli inquirenti ascoltarono la mamma di Barzan che disse che Cortese nella località tirrenica formulò minacce di morte nei confronti del figlio.

Il gip Branda scrisse che «non è emersa alcuna conferma alla partecipazione da parte degli altri indagati ai fatti in esame». E ancora: «Dagli atti già esaminati dal gip di Salerno all’esito dell’udienza camerale e correttamente valutati nell’ordinanza di archiviazione adottata in quella sede, è emerso che il Cortese verosimilmente aveva consegnato a Barzan Davide la somma di 40mila euro per partecipare a una iniziativa imprenditoriale promossa da quest’ultimo e mai più attuata, tanto da ingenerare nel Cortese la convinzione di essere stato vittima di una truffa. In questo rapporto, la reazione del Cortese che ha minacciato di morte il Barzan per ottenere la restituzione del danaro si qualifica come ipotesi di esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza alle persone». Infine il gip Branda evidenziò che «per le altre condotte ipoteticamente delittuose attribuite agli indagati», Francesco Di Lauro, Elio D’Alessandro, Annunziato Stancati e Vincenzo Cortese, «la versione del Barzan è contraddittoria e non idonea a sostenere l’accusa in dibattimento; ed anzi per gli stessi fatti Barzan Davide è stato addirittura chiamato a rispondere dinanzi al gip di Salerno per il reato di calunnia», per il quale Barzan è stato successivamente rinviato a giudizio. Rimane in sospeso solo l’episodio verificatosi il 7 agosto 2012 a Cetraro, per il quale il gip Branda dichiarò la propria incompetenza territoriale, restituendo gli atti alla Procura di Cosenza.

La Suprema Corte, avverso l’impugnazione dell’ordinanza di archiviazione del gip Branda, ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dalla presunta vittima. L’avvocato Antonio Quintieri, difensore degli indagati, procederà a questo punto per calunnia nei confronti di Davide Barzan. (a. a.)

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