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Caso Bozzo, la Procura usa il pugno duro con Citrigno. Chiesti 4 anni

Caso Bozzo, la Procura usa il pugno duro con Citrigno. Chiesti 4 anni

Il pm Maria Francesca Cerchiara ha richiesto anche la trasmissione degli atti sempre nei confronti dell’imputato, sospettato di altri cinque casi di presunta tentata estorsione. La difesa: «Le accuse? Suggestioni di chi indaga».

La Procura di Cosenza questa mattina ha chiesto quattro anni di carcere per Piero Citrigno, sotto processo per violenza privata nei confronti di Alessandro Bozzo, suicidatosi il 15 marzo del 2013 nella sua abitazione di Marano Marchesato. Il pubblico ministero Maria Francesca Cerchiara, d’intesa con il Procuratore capo Mario Spagnuolo, ha chiesto inoltre la trasmissione degli atti in procura per Piero Citrigno, sospettato di altri cinque casi di presunta tentata estorsione ai danni di altri tre giornalisti che lavorarono al quotidiano regionale “Calabria Ora”. Dopo la pubblica accusa è toccato alle parti civili discutere davanti al giudice monocratico Francesca De Vuono. A prendere la parola è stato infatti l’avvocato Nicola Rendace, mentre a seguire l’avvocato Raffaele Brescia, uno dei difensori di Citrigno assistito anche dall’avvocato Salvatore Staiano, ha smontato dal suo punto di vista tutte le accuse rivolte all’ex editore di Calabria Ora. Per la difesa, le motivazioni che portano a richiedere la condanna per l’imputato sono soltanto delle suggestioni basate su azioni che nulla hanno a che vedere con il reato contestato dalla Procura di Cosenza che in un primo momento aveva aperto un fascicolo anche per istigazione al suicidio, procedimento penale poi archiviato. Nell’ultima fase della discussione l’avvocato Brescia ha trattato l’argomento economico riguardante la busta paga che Alessandro Bozzo firmò nel momento in cui gli fu prospettato un cambio di contratto da Paese Sera, dove aveva un tempo indeterminato, a Gruppo Editoriale, dove accettò un tempo determinato poi rinnovato nel mese di gennaio del 2013. L’udienza è stata rinviata al prossimo 14 settembre per la discussione dell’avvocato Staiano e per la sentenza di primo grado.

PARLA SPAGNUOLO. Nel corso della conferenza stampa sull’omicidio di Acri, il procuratore capo di Cosenza Mario Spagnuolo aveva annunciato che il suo Ufficio intendeva procedere anche per altre posizioni secondo quanto emerso dall’istruttoria dibattimentale. «Il pm – ha specificato il procuratore capo Mario Spagnuolo – d’intesa con il procuratore aggiunto ha avanzato una richiesta di trasmissione degli atti, perché dal dibattimento sono emerse nuove e più gravi fattispecie di reati nei confronti dell’imputato, ai danni non solo della parte offesa ma anche di altri giornalisti». (a. a.)

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