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Cede quote societari a un soggetto fantasma, assolti due imputati

Cede quote societari a un soggetto fantasma, assolti due imputati

Secondo la procura di Cosenza, i due imputati si erano recati dinanzi a un notaio per rogitare il trasferimento della società in danno dei numerosi creditori della società stessa. Ma le difese hanno fatto emergere un’altra verità.

Erano accusati di falso ideologico e materiale in relazione alla stipula di un atto di cessione di tutte le quote societarie della B.S. impianti s.r.l., società corrente in Castiglione Cosentino. Il giudice monocratico del Tribunale di Cosenza Giusi Ianni li ha assolti. Finisce così il processo di primo grado a carico di Simone Barbuscio, difeso dall’avvocato Giuseppe Magarò, e Francesco Prete, assistito dall’avvocato Raffaele Brunetti. I due imputati si erano recati dinanzi al notaio Scornaienchi per rogitare il trasferimento della società – secondo l’impianto accusatorio – in danno dei numerosi creditori della società stessa. Prete, nello specifico, si sarebbe procurato una carta d’identità falsa, intestata a tale Domenico Paolini, peraltro risultante intestata ad altro soggetto residente in America e dalla cui numerazione risultante oggetto di furto presso il comune di Acri. Attraverso tale attività, i due avrebbero così indotto il notaio rogante a rogitare un atto falso, atteso che Domenico Paolini, che, secondo l’accusa era in realtà Francesco Prete avrebbe apposto la firma falsa inducendo così in errore il notaio Scornaienchi.

Tra le testimonianze, anche quella disposta dal giudice stesso, che ha visto in aula anche il notaio, il quale non ha potuto far altro che asserire la presenza, presso il suo studio, di due soggetti, da lui identificati mediante esibizione delle rispettive carte d’identità, in Simone Barbuscio e Domenico Paolini, ma di non ricordare, a distanza di 4 anni dall’episodio, le fattezze fisiche dei due o altri particolari che potessero ricondurre, nello specifico, alla diversa identità di Domenico Paolini.

All’esito della requisitoria il pm aveva richiesto l’assoluzione per Barbuscio, mentre per Prete aveva avanzato una richiesta a tre anni di reclusione. La difesa di Prete nel corso della sua discussione ha sostenuto l’assenza di un riconoscimento fotografico che potesse asserire la reale identità di Paolini, il mancato sequestro o comunque la mancata presenza al fascicolo del dibattimento della carta d’identità falsa (e non delle semplici fotocopie della stessa) e l’assenza di altri elementi idonei ad asserire al di là d’ogni ragionevole dubbio che Domenico Paolini, in realtà, altri non fosse che Francesco Prete, non potevano portare il giudice ad affermare la penale responsabilità di Prete stesso in ordine ai fatti contestati. Così è stato alla fine. Assolti e caso chiuso. (a. a.)

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