Tutte 728×90
Tutte 728×90

A tutto Capece, dalle Marche a Cosenza per riprendere a stupire

A tutto Capece, dalle Marche a Cosenza per riprendere a stupire

Fino a qualche anno fa uno dei centrocampisti più promettenti d’Italia, ma reduce da qualche annata non positiva, arriva a Cosenza per rilanciarsi e mostrare quelle doti che lo hanno portato fino alla Nazionale Under 20 nell’anno di Lanciano.

La sensazione è che quello appena piazzato da Cerri e dal Cosenza, possa davvero essere il primo “colpaccio” per poter costruire una squadra in grado di far bene quest’anno. L’acquisto di Giorgio Capece arriva così all’improvviso. Quello del centrocampista marchigiano non era un nome di quelli “noti” e, nonostante le ultime annate così così, il suo può essere davvero un grande rinforzo. A livello giovanile, il ragazzo nato a Porto San Giorgio nel 1992, era considerato uno dei centrocampisti più forti d’Italia. I primi calci con il Borgo Rosselli. Poi, nel 2003, lascia tutti a bocca aperta in un importante torneo giovanile marchigiano e, l’anno dopo, entra nel settore giovanile dell’Ascoli. Qui viene svezzato a dovere e, un passo alla volta, si affaccia in prima squadra. Nell’estate del 2010, le sirene delle grandi squadre sono tutte per lui. La spunta il Catania, all’epoca in Serie A, con Lo Monaco che riesce a prenderlo in comproprietà lasciandolo però ad Ascoli. Ad ottobre 2010 arriva l’esordio in Serie B con i bianconeri allenati da Elio Gustinetti. Capece è titolare nella partita che l’Ascoli perderà 2-1 sul campo dell’Atalanta. Ci vorrà marzo per la seconda ed ultima presenza di quell’anno. Nel frattempo il Genoa cerca di acquisire la seconda metà del cartellino di Capece ma l’Ascoli non lo molla ed a fine anno riscatta la metà del cartellino precedentemente acquisita dal Catania.  Nell’estate del 2011 arriva Castori in panchina che, nell’ultimo giorno di mercato, decide di mandare Capece in prestito. Si va a Lanciano, in C1. In Abruzzo Giorgio gioca forse il miglior campionato della carriera. Viene esaltato dal 4-3-3 di Gautieri che lo trasforma da centrocampista difensivo in mezzala. A fine anno il Lanciano, trascinato da un super Pavoletti in attacco, chiuderà al 4° posto il campionato ma riuscirà a vincere i play-off, approdando in Serie B. Per Capece l’annata è magica tant’è che Di Biagio lo convoca nella sua Under 20 ed il biondo centrocampista ripaga la fiducia segnando all’esordio contro la Danimarca. L’Ascoli lo riporta a casa e per la stagione 2012/2013 decide di puntarci. La squadra viene affidata a Massimo Silva ma, nonostante una rosa discreta e l’esplosione di Simone Zaza, alla fine non riesce ad evitare la retrocessione. Capece gioca soltanto 5 partite da titolare e non riesce a ripetere la bella stagione dell’anno prima. A fine anno è nel mirino dei tifosi marchigiani che lo accusano per lo scarso rendimento però, nonostante questo, rimane ad Ascoli. L’anno dopo, in Lega Pro, la situazione societaria del club è disastrosa ed i bianconeri incappano in un’altra annata nerissima chiudendo al 15° posto ed evitanto i play-out soltanto perché quell’anno non si disputano per la riforma dei campionati. Capece, gioca tutto il campionato da titolare, ma ormai il rapporto con l’ambiente è ai minimi storici. Meglio cambiare aria. Va alla Spal sempre in Lega Pro, dove lo vuole fortemente l’allenatore Oscar Brevi che lo schiera spesso e volentieri nel nuovo ruolo di difensore centrale. La squadra però non parte bene ed arriva il cambio in panchina. Semplici cambia squadra e modulo relegando Capece in panchina. A gennaio sembra poter lasciare Ferrara, ma all’ultimo momento rimane e gioca un gran finale di stagione. Non basta però per essere confermato. Altro giro ed altra corsa. C’è l’Arezzo di Ezio Capuano ad attenderlo. Il campionato di Capece è buono e giocherà 32 partite tutte da titolare. La squadra riesce a salvarsi senza affanni ma, anche in questo caso, il nuovo corso con Bucaro in panchina, non prevedere la sua conferma.  Cerri lo porta a Cosenza facendogli firmare un biennale. Tifoso juventino con Nedved come idolo (al quale lo accomuna la chioma bionda) e Zeman come allenatore ideale. Se non avesse fatto il calciatore, molto probabilmente avrebbe aiutato il padre nell’officina di famiglia. A 24 anni per la prima volta al Sud. C’è ancora tutto il tempo per dimostrare che nel calcio che conta lui ci può stare. Farlo con la maglia del Cosenza, sarebbe veramente il massimo. (Alessandro Storino)

Related posts

error: Contenuto Protetto Da Copyright Cosenzachannel.it