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Un anno dopo è ancora più triste

Un anno dopo è ancora più triste

– l’editoriale di Piero Bria –
Un anno dopo Cosenza si risveglia ripercorrendo quella calda giornata estiva in cui l’uomo simbolo del calcio cittadino ci ha salutati.

Un anno dopo è ancora più triste. Dodici mesi sono passati dalla morte di Gigi Marulla ed il ricordo del Campione è ancora vivo. Un anno fa c’era incredulità per una morte assurda, oggi c’è un senso di vuoto che difficilmente potrà andare via.
La sensazione strana è che non passa giorno senza pensare che Gigi sia qui, tra noi.
Come se, passando da Viale Parco, aspettassimo un saluto dal Marca da chi, per noi, ha rappresentato e rappresenta l’orgoglio cosentino.
Un anno dopo Cosenza si risveglia ripercorrendo quella calda giornata estiva in cui l’uomo simbolo del calcio cittadino ci ha salutati.
Un uomo che avrebbe dato tutto per regalare la serie A alla sua gente, perché Cosenza era casa sua.
E se da lassù il buon Gigi ha questo rammarico, noi siamo orgogliosi di avere avuto lui come unico e vero numero 9. Capace, nei momenti di difficoltà, di prendersi per mano una squadra e salvarla.
Perché all’epoca Cosenza era una piccola realtà di provincia tra i giganti.
Ed è anche grazie a lui se, lontano da questa Regione, la nostra città ha acquistato un valore.
Un aneddoto che mi piace raccontare si riferisce ad una calda estate del 1991. Il Cosenza aveva vinto, da pochi giorni, lo spareggio contro la Salernitana a Pescara.
Ero su una spiaggia della Costiera Cilentana a godermi il sole. Ad attirare la mia attenzione un Super Santos di un ragazzo di fianco al mio ombrellone. Nulla di strano se non una scritta gigante sul pallone: “Grazie di cuore Gigi Marulla”. Chiesi al ragazzo se fosse di Cosenza e lui rispose sorridendo: “No, sono di Cava ma, oggi più che mai, mi sento cosentino”.
Gigi Marulla rimarrà per sempre un’icona del calcio. Per noi cosentini e anche per chi ama il calcio e le magie che regala.

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