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Aspettando il derby: Catanzaro e Cosenza due città sempre rivali

Aspettando il derby: Catanzaro e Cosenza due città sempre rivali

Da dove nasce la rivalità? Cerchiamo di capire cosa ha innescato questo netto contrasto tra le due realtà calabresi. Cosenza e Catanzaro, ovvero: Le Calabrie.

Riproponiamo un articolo del nostro Direttore che ripercorre l’antica rivalità tra Cosenza E Catanzaro. Un modo per avvicinarci all’unico, vero derby di Calabria.
“Dio solo sa quanto bisogno avrebbero i calabresi di unità e comunione d’intenti. Di certo il terreno ideale per seminare non può trovarsi nel tifo calcistico, nato all’ombra delle divisioni campanilistiche. La rivalità tra Cosenza e Catanzaro, in termini sportivi, è più che radicata. Tanti sono i precedenti che sia l’una che l’altra tifoseria potrebbero prendere a pretesto per dar vita a sempre nuove contrapposizioni. Proviamo a vedere, nella storia delle due città, se ci sono altri momenti di diversità. Se vi piace partire da lontano considerate che mentre Catanzaro è città di origine greca, Cosenza nasce come capitale del fiero popolo dei Bretti (o Bruzi). È nell’origine che possiamo trovare le basi di una profonda differenza, oggi come ieri, riassumibile nel differente modo di parlare. Col passare dei secoli, mentre Catanzaro cerca le sue origini nel mito di Italo e degli Enotri, Cosenza si pone subito come contropotere alla superpotenza dell’epoca, la Grecia. E che i Bruzi fossero alla pari con i potenti coloni d’oltremare lo dimostra il fatto che i Romani, dopo aver conquistato l’intera regione, le cambiarono il nome da Italia in Bruttium. Ciò dipese anche dalla fiera e forte resistenza che il popolo bruzio seppe opporre alla conquista romana. Cosenza, del resto, divenne una tappa importante lungo la Via Popilia, la strada che i Romani costruirono per unire Capua a Reggio, mentre Catanzaro ne restò esclusa per via di una posizione geografica periferica rispetto al tracciato della strada. Ma la Storia non sempre ha un tracciato lineare e così, il nome Bruttium venne cancellato e l’ultimo lembo della penisola acquistò la denominazione di Calabria, che prima designava l’attuale Salento. La Calabria, anzi, “Le Calabrie” nascono dal pulviscolo dell’Impero Romano, nell’aspra lotta che divide i Goti dai Bizantini e poi questi dai Longobardi e dai Normanni. E i Saraceni contro tutti. Con l’avvento dei Bizantini, Catanzaro trova la sua dimensione. I “Romani d’Oriente” occupano anche Cosenza riportandola al rango di capitale, ma è con i Normanni che la città ritorna al suo vecchio blasone. Città fortificata da Ruggero II, Capitale di Val di Crati, Cosenza non conobbe mai signorìa, mentre Catanzaro fu donata da Federico II al Conte Pietro Ruffo. “Le Calabrie” sono una realtà: Cosenza è capitale della Calabria Citeriore (Calabria Citra o Latina), mentre Catanzaro (dal 1593 al posto di Reggio) è capitale della Calabria Ulteriore (Calabria Ultra o Greca). Con Telesio e l’Accademia Cosentina, l’antica capitale del popolo bruzio viene denominata l’Atene della Calabria, all’avanguardia culturale del Regno.
E il nostro viaggio per cercare di capire le origini di questa grande rivalità tra Cosenza e Catanzaro non si ferma certo qui. Un contrasto che rende, la gara di domenica, uno dei derby più sentiti e accessi d’Italia. Eravamo rimasti a “Le Calabrie”, due, ben distinte l’una dall’altra, separate dal fiume Neto a oriente e dalla piana di Decollatura a occidente, resistono amministrativamente per secoli, fino alla fine della breve esperienza napoleonica. Il riordinamento amministrativo avviato dai Borbone, nella loro ultima esperienza, e poi dai Piemontesi nel Regno d’Italia, disegnò le tre province storiche di Cosenza, Catanzaro e Reggio Calabria (queste ultime, capoluogo di Calabria Ultra I e di Calabria Ultra II), alle quali si sono aggiunte solo nel 1995 quelle di Crotone e Vibo Valentia.  Ma torniamo alle differenze tra Cosenza e Catanzaro. Alla fine degli anni 50 Cosenza diventa sede regionale della RAI, il che non equivale ad una bella notizia per Catanzaro e Reggio. Allo stesso modo, anche la costruzione dell’autostrada Salerno-Reggio Calabria viene “letta” come una vittoria politica cosentina a scapito della regione. Come se l’aver seguito l’antico tracciato romano, anziché deviare sulla costa tirrenica cosentina in un “budello” già occupato dalla rete ferroviaria, fosse stato un atto di arroganza. La “rivincita” si consuma nel 1970 con l’istituzione delle Regioni. Catanzaro viene indicata come capoluogo, ma la scelta non fu indolore e venne solo dopo i cosiddetti “Moti di Reggio”, una vera  propria sommossa sostenuta dal ruolo storico che la città dello stretto ebbe in epoca antica. Cosenza si tirò fuori dalla contesa e, rifacendosi al mito de “L’Atene della Calabria”, indicò nella sede dell’Università la strada per il proprio sviluppo futuro. A Reggio Calabria trovò sede il Consiglio regionale e un’autonoma Corte d’appello, mentre Catanzaro divenne sede della Giunta regionale e della Corte d’appello competente anche sul tribunale di Cosenza. Da allora sono passati quasi quarant’anni; la crescente importanza del decentramento ha spostato l’asse decisionale della politica da Roma, dove la rappresentanza cosentina ha dato lustro all’intera Calabria (Fausto Gullo, Riccardo Misasi e Giacomo Mancini non sono nomi qualunque…), alla Regione che si divide tra Reggio e, soprattutto, Catanzaro. Il peso politico territoriale ha portato alla nascita di una seconda università a Reggio Calabria e di una terza a Catanzaro. Realtà ridotte, rispetto al primo e più grande campus universitario italiano di Arcavacata (Rende), e però simbolo di come la Calabria continui a coniugare se stessa al plurale. Per lo stesso motivo, a Cosenza, di tanto in tanto, si riparla della Corte d’Appello cosentina. Senza arrivare al calcio, dunque, potremmo dire che le differenze sono molte. Ma tante sono anche e, non potrebbe essere diversamente, le ragioni di una unione finalmente vera e concreta. Ma questo, a prescindere dal calcio, per il momento non sembra essere un risultato alla portata dell’attuale classe dirigente regionale”. (Piero Bria)

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