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“LAQUEO” | I magistrati della Dda: «Denunciare conviene, ma è necessario supportare le vittime della ‘ndrangheta»

“LAQUEO” | I magistrati della Dda: «Denunciare conviene, ma è necessario supportare le vittime della ‘ndrangheta»

I procuratori aggiunti della Procura antimafia di Catanzaro lanciano un appello: «La società civile deve stare accanto a chi denuncia. Più che le minacce è l’isolamento a portare i testimoni di giustizia fuori dalla Calabria».

Un richiamo alla società civile e un appello alle vittime della ‘ndrangheta a denunciare violenze e minacce. I procuratori aggiunti della Dda di Catanzaro Giovanni Bombardieri e Vincenzo Luberto questa mattina durante la conferenza stampa dell’operazione antimafia denominata “Laqueo” hanno sottolineato l’importanza di non lasciare soli coloro i quali hanno il coraggio di rivolgersi ai magistrati per mettere fine ai soprusi della mafia. «L’usura sono i Bot della criminalità organizzata» ha detto il numero due della Dda di Catanzaro Vincenzo Liberto. «L’usura – ha dichiarato invece il procuratore aggiunto Giovanni Bombardieri – è una piaga che blocca l’economia del territorio ed è un fenomeno strettamente collegato alla criminalità organizzata. Siamo attenti e sensibili al tema e speriamo di poterlo contrastare sempre più efficacemente con il previsto rafforzamento dell’organico della Procura. È importante il ruolo della società civile che deve stare accanto a chi denuncia. Più che le minacce è l’isolamento a portare i testimoni di giustizia fuori dalla Calabria. È successo che negozi che erano pieni di clienti si svuotavano dopo le denunce del commerciante, in passato chi si è ribellato al potere dei clan è stato isolato». Ancora Luberto. «Denunciare conviene anche economicamente, per le vittime si garantisce l’accesso a fondi anti usura. Non ci sono ragioni per indugiare nella denuncia». Il capitano del Ros Giovanni Migliavacca si è soffermato sull’attività investigativa che «ha consentito di svelare come gli imprenditori sotto usura fossero vittime anche di estorsioni, costretti a effettuare lavori gratuitamente, a far lavorare ditte segnalate dai clan o addirittura assumere personaggi dell’organizzazione criminale». Infine Il colonnello Milko Verticchio, comandante del Reparto operativo del Comando Provinciale dei carabinieri di Cosenza, ha spiegato che durante le perquisizioni domiciliari effettuate a casa di Luisiano Castiglia, alias “Mimmo”, e Francesco Magurno «sono stati rinvenuti assegni e altro materiale che potrà consentire ulteriori sviluppi alle indagini».

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