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“Cuore e Sorriso”, otto condanne. Oltre 4 anni a Sandro Daniele

“Cuore e Sorriso”, otto condanne. Oltre 4 anni a Sandro Daniele

Emessa la sentenza di primo grado relativa a una presunta associazione per delinquere finalizzata alla truffa che chiedeva soldi in beneficenza in varie città italiane che in verità sarebbero stati divisi tra loro. Assolti cinque imputati. 

Per il tribunale di Cosenza esiste l’associazione per delinquere finalizzata alla truffa che secondo la procura di Cosenza è stata costituita e organizzata da alcuni imputati che hanno scelto il rito ordinario. Questa mattina infatti il presidente Lucia Angela Marletta (giudici a latere Claudia Pingitore e Giusi Ianni) hanno inflitto condanne pesantissime. Spicca quella di Sandro Daniele, 4 anni e sei mesi più la libertà vigilata per un anno, mentre 4 anni ad Arianna Mauro e Giuseppe Ponzano, 3 anni e sei mesi a Alessandro Di Fino, 3 anni a Diego Damaggio, Marco Filippelli e Manuel Intrieri (per lui i guidici hanno escluso l’aggravante di cui all’art. 416 comma 1 c. p.), 2 anni e sei mesi a Mattia Bibbò. Libertà vigilata per un anno anche per Mauro, Ponzano, Di Fino, Damaggio, Filippelli, Bibbò e Intrieri.

Sono stati assolti invece Serena Leggio, Francesco Arena, Francesco Benito Voltasio, Roberto Sprovieri e Francesco Filippelli per non aver commesso il fatto. Le motivazioni saranno rese note entro 90 giorni.

Le pene inflitte sono state più alte rispetto alle richieste avanzate dal pubblico ministero Giuseppe Visconti che nel caso di Serena Leggio non ha visto accolta la sua richiesta di condanna.

Secondo la pubblica accusa la presunta associazione, formata da alcuni volontari dell’associazione “Cuore”, chiedeva fondi da destinare in beneficenza che in realtà – a dire della procura di Cosenza – sarebbero stati divisi, in base alla divisione dei ruoli, all’interno della stessa organizzazione.

Il collegio difensivo, relativamente alle posizioni degli imputati condannati, ha già preannunciato che farà ricorso in Appello in quanto è pienamente convinto che l’istruttoria dibattimentale non ha dimostrato la responsabilità penale dei loro assistiti, anzi. Nel corso delle indagini non sono mai state sequestate somme che potessero essere riconducibili alla presunta attività illecita. (a. a.)

 

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