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Carabinieri Cosenza, cambia il comandante del Nucleo Investigativo

Carabinieri Cosenza, cambia il comandante del Nucleo Investigativo

Non Nei giorni scorsi il maggiore Michele Borrelli ha lasciato l’incarico. Al suo posto il capitano Giuseppe Sacco, ex comandante della Compagnia di San Marco Argentano dove arriva il capitano Giuseppe Abrescia.

Cambio al vertice del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale dei carabinieri di Cosenza. Da qualche giorno il maggiore Michele Borrelli (nella foto) ha lasciato l’incarico al capitano Giuseppe Sacco, proveniente dalla Compagnia di San Marco Argentano. Borrelli era arrivato nel 2013 dopo aver guidato per diverso tempo la Compagnia dei carabinieri di Vibo Valentia dove ebbe modo di lavorare al fianco del procuratore capo Mario Spagnuolo e del procuratore aggiunto Marisa Manzini. Ora Borrelli si trasferirà all’Ufficio Comando. maggiore michele borrelli

Il capitano Sacco invece saluta il territorio di San Marco Argentano dopo quattro anni e al suo posto arriva il capitano Giuseppe Abrescia, reduce da importanti esperienze professionali nel territorio lucano. I due nei giorni scorsi, accompagnati dal tenente colonnello Milko Verticchio comandante del Reparto Operativo, hanno fatto visita al procuratore capo Spagnuolo in vista del nuovo insediamento.

Il Nucleo Investigativo di Cosenza ha un ruolo molto importante, essendo il punto di riferimento per le più delicate indagini che sono condotte dall’Arma dei carabinieri nel Cosentino. Nel tempo infatti i militari che ne fanno parte hanno dimostrato di contrastare nel modo migliore la criminalità organizzata che, ancora oggi, fa sentire il suo peso nell’area urbana. Il maggiore Borrelli infatti aveva un filo diretto con la Dda di Catanzaro e in particolare col pm Pierpaolo Bruni con il quale ha portato a compimento tantissime inchieste antimafia come “Doomsday” che ha aperto la strada alla Procura di Cosenza per chiudere il cerchio sull’omicidio di Antonio Taranto. Le cosche presenti in città sono state limitate nell’azione criminale grazie alla pressione che le forze dell’ordine hanno impresso nel territorio e i risultati, in termini di condanne, ci sono stati. Non ultima la sentenza di primo grado col rito abbreviato che ha confermato l’esistenza del clan “Rango-zingari”. Ma dalle indagini condotte dai carabinieri, e quindi quelle delegate al Nucleo Investigativo, è stato possibile richiedere per alcuni presunti esponenti di spicco della ‘ndrangheta locale il carcere duro che per alcuni dura tutt’ora.

Insomma, la struttura organizzativa della Benemerita negli anni ha avuto la possibilità di dare un grande contributo e le inchieste che ancora oggi sono in itinere dovranno mantenere alta l’attenzione su una zona di Calabria che presenta tanti lati oscuri che nemmeno gli innumerevoli pentiti sono riusciti a far venire a galla. (a. a.)

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