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Si sgonfia l’inchiesta sull’edilizia sociale, prosciolte le ditte: a processo cinque persone

Si sgonfia l’inchiesta sull’edilizia sociale, prosciolte le ditte: a processo cinque persone

Il gup di Catanzaro ha rinviato a giudizio l’ex assessore ai lavori pubblici Pino Gentile e i dirigenti regionali Giovanni Laganà, Domenico Pallaria, Filippo Arillotta e Antonio Capristo.

L’inchiesta della Procura di Catanzaro sull’edilizia sociale non arriverà a processo nella sua interezza. Oggi infatti il giudice per l’udienza preliminare di Catanzaro Pietro Carè ha parzialmente accolto le richieste dei sostituti procuratori Domenico Guarascio e Fabiana Rapino, rinviando a giudizio l’ex assessore regionale ai lavori pubblici Pino Gentile e i dirigenti regionali Giovanni Laganà, Domenico Pallaria, Filippo Arillotta e Antonio Capristo (quest’ultimo prosciolto per quattro capi di imputazione rispetto ai sette capi d’accusa che aveva nella fase preliminare dell’indagine). Sempre il gup ha prosciolto le ditte che secondo l’accusa avrebbero tratto dei benefici dall’annullamento del bando, ovvero William Grimoli, Giovanni Pianini, Fiore Cava, Antonio Tallarico, Bina Sprovieri e Giuseppe Cimenti. Venendo a mancare le aziende, l’istruttoria avrà meno da dire rispetto a una vicenda che ha già avuto uno sfogo giudiziario davanti al Consiglio di Stato che giudicò positivamente il comportamento di Gentile di revocare quel bando, «ripristinando la legalità». Una sentenza che davanti ai giudici del merito avrà ovviamente il suo peso.

In quell’occasione l’organo collegiale, scriveva che «la sola presenza dei gravi vizi del procedimento (il primo bando) riscontrati ex post dall’amministrazione … comunque ictu oculi evincibili dall’accurata istruttoria posta in essere dall’amministrazione, giustificano l’esercizio del potere di autotutela (il suo annullamento)» ed ancora, «l’interesse pubblico alla revoca dell’illegittimo finanziamento prevale sull’eventuale affidamento ingenerato nel beneficiario soprattutto quando, considerando le modalità palesemente illegittime attraverso le quali quest’ultimo si è visto assegnare il beneficio economico, è da escludere che si possa essere ingenerato un qualsivoglia legittimo affidamento». Il Supremo consesso amministrativo, inoltre, evidenziava che «l’annullamento in autotutela dell’illegittima ammissione al finanziamento, peraltro, ha natura sostanzialmente doverosa sotto il profilo delle responsabilità e della legittima gestione delle risorse pubbliche. Non rileva nella specie solo la validazione della spesa da parte dell’Amministrazione, ma anche la necessità stessa di ripristinare la legalità violata che ha originato una indebita erogazione (anche potenziale) di benefici economici comunque a danno delle finanze pubbliche».

L’indagine ruota attorno all’annullamento del bando per l’edilizia sociale avvenuto nel 2010, all’indomani dell’elezione del nuovo presidente della Regione Giuseppe Scopelliti, quando la graduatoria dei beneficiari era già stata pubblicata. La seconda selezione, decisa dalla nuova giunta, modificò sostanzialmente l’esito del primo bando. Una delle ditte escluse presentò quindi denuncia alla Procura catanzarese che aprì un fascicolo per verificare eventuali illeciti. Il reato contestato, alla luce della sentenza del gup di Catanzaro, è abuso d’ufficio. (a. a.)

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