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Greco: “Il calcio affare di famiglia ed a 41 anni ho ancora voglia di parare. Ma solo qui a Cetraro perchè…”

Greco: “Il calcio affare di famiglia ed a 41 anni ho ancora voglia di parare. Ma solo qui a Cetraro perchè…”

“Pensavo di smettere, poi l’anno scorso, questa chiamata che mi ha fatto tornare la voglia di giocare a calcio”. Esordisce così Gianluca Greco, portiere del Cetraro che, in esclusiva per Cosenza Channel, ci racconta questo inizio di stagione in casa bianco-celeste. Di smettere con il calcio,  potevano esseri anche i motivi. Non uno, ma ben 41, come i suoi anni: “Lo dicevo l’anno scorso ai miei compagni di squadra. Ormai credo che solo giocare qui mi dia gli stimoli. Ci alleniamo di sera. Dopo una giornata al lavoro, arrivo al campo, entro nello spogliatoio e per quelle due ore stacco la spina e penso solo al calcio. Mi è tornata la voglia di 20 anni fa”. Un Cetraro che, dopo la finale play-off per accedere in Promozione, persa l’anno scorso con l’Olympic Acri, anche quest’anno punta a fare bene: “La squadra è cambiata ma, secondo me, è altrettanto forte. C’è stato un avvicendamento anche in panca  con mister Galliano che ha cambiato ruolo ed è passato dietro la scrivania come si suol dire. Al suo posto c’è mister Giovanni Carnevale, un allenatore molto preparato ed una persona per bene. In Coppa Calabria abbiamo passato il turno, mentre in campionato non abbiamo iniziato come volevamo. Due pareggi in altrettante partite con quello di domenica che – spiega Greco – fa ancora male per come è arrivato, visto che al 90′ vincevamo per 2-0 ed alla fine l’Amendolara ci ha raggiunto sul 2-2. Ma ci rifaremo presto. Spero già sabato contro il Praia“. Ed in un calcio dove il potere economico la fa da padrone, a Cetraro invece, da quando la società è rinata nel 2013, è cambiato qualcosa, nonostante sul campo i bianco-celesti abbiano vinto tantissimo (in tre anni due campionati, una Coppa Disciplina ed una finale play-off persa): “Proprio così. Da noi nessun calciatore percepisce un euro. La società non ci fa mancare nulla, ma ha deciso di abolire i ricchi rimborsi spesa che si percepiscono da altre parti. Tutti sono liberi di andare via quando vogliono e di fare altre scelte, ma se entri in questa famiglia, sai che le regole sono precise e ben delineate. Eppure, giocatori del calibro di Magnone, Condino, Orsino, Stamato, Pizzini, Ramunno, Brunetti e, negli anni scorsi, Gallo e Fardello, non certo gli ultimi arrivati, hanno accettato senza problemi di giocare a Cetraro. Devo dire che è una politica alla quale, secondo me, sono destinate prima o poi tutte le realtà. Quello che c’è qui, sarebbe un modello da esportare. Peccato soltanto che ancora non riusciamo ad avere il nostro stadio e dobbiamo giocare ad Acquappesa. Sono finiti i tempi – continua Greco – nei quali con il calcio si portavano a casa veri e propri stipendi”. Lui, vista l’età, quei tempi li ha vissuti, visto anche che il calcio è un affare di famiglia. Rendese di nascita ma belvederese d’adozione, il papà è Aldo Greco, storico segretario di Rende e Luzzese, mentre suo cognato è Pietro Garritano, adesso capo ultras del Cosenza, ma per anni protagonista dei campionati dilettantistici nostrani. Anche per Gianluca una lunga carriera iniziata proprio tra i pali del Rende e continuata tra le altre con le maglie di Montalto, San Lucido, Belvedere, Diamante e, da due anni, proprio Cetraro: “Diciamo che nel calcio di queste parti ci sono cresciuto insieme a mio padre. Ai ragazzi più giovani dico sempre che l’allenamento è fondamentale. Molti potrebbero essere miei figli, ma vi assicuro che mentalmente, faticano tutti a starmi dietro”. Ride e ci salutiamo così. Altro che vecchietto… (Alessandro Storino)

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