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Rossanese, Spal, la Champions sfiorata ed ora Cariati. E’ sempre Sifonetti: “Io bomber? Ma quando mai. Salvarci: un’impresa”

Rossanese, Spal, la Champions sfiorata ed ora Cariati. E’ sempre Sifonetti: “Io bomber? Ma quando mai. Salvarci: un’impresa”

L’ormai centrocampista del Cariati si racconta a Cosenza Channel: “Da grande vorrei fare l’allenatore in un settore giovanile importante”. E ci svela i suoi ricordi più belli e le sue occasioni mancate: “Vicenza da ragazzino e Sion 4 anni fa”.

“Pronto bomber come stai?” “No no ma quale bomber? Non lo sono mai stato in carriera!”. Inizia con una bella risata l’intervista con Giuseppe Sifonetti. Il calciatore rossanese classe 1982, dopo una carriera su e giù nell’Italia pallonara tra Lega Pro e Serie D, oggi gioca nel Cariati, in Promozione.

Ed ha iniziato la stagione in un modo per lui inusuale: cinque partite, 4 gol (tra l’altro gli unici segnati dalla sua squadra) e secondo posto nella classifica marcatori. Domenica scorsa addirittura una doppietta contro il Cotronei. “Diciamo che è una cosa del tutto fortuita. Mi aiutano anche i rigori”. E dire che, dall’anno scorso, quando è venuto a giocare nel Cariati, ha anche cambiato posizione in campo: “Proprio così. In carriera ho sempre fatto l’esterno, ma per poterlo fare bene, devi allenarti come si deve. Poi adesso mi piace di più giocare tanti palloni. Per questi motivi ho chiesto al mister di provare a farmi giocare da play-maker e devo dire che mi sto trovando benissimo”.

Partenza sprint la sua, anche se il Cariati non ingrana ed è impelagato nei bassi fondi della classifica, alla ricerca ancora della prima vittoria: “Il nostro campionato però è come se lo avessimo già vinto. La società infatti è riuscita ad iscrivere la squadra proprio nell’ultimo giorno utile facendo un grandissimo sforzo. Siamo rimasti 4 o 5 grandi ed intorno ci sono tanti giovanissimi. Io ho deciso di continuare qui a Cariati nonostante le tantissime offerte per il rapporto quasi fraterno che ho con il mister Filareti e con il Ds Di Donna. Tornare a giocare a Rossano? Diciamo che ho preferito non scendere di categoria. Nonostante non abbiamo iniziato benissimo il campionato, l’importante – spiega Sifonetti –  è restare comunque attaccati alle altre, perché a dicembre ci hanno già garantito che rinforzeranno la squadra. Salvarmi qui è una sfida che mi intriga tantissimo e che voglio provare a vincere. Il campionato è di buon livello. Favorite per la vittoria finale? Direi la Silana un po’ più di Amantea, Belvedere e Cotronei”.

Nel frattempo Sifonetti si divide tra lavoro e campo: “La mattina lavoro nella nostra azienda di famiglia. Abbiamo una fabbrica di liquori artigianali. Nel pomeriggio vado a Cariati per allenarmi. Mi diverto ancora tanto e, sono sicuro, che ho ancora molto da dare al calcio. Dove mi vedo quando avrò appeso gli scarpini? Mi piacerebbe allenare un settore giovanile importante. Quando ero ragazzo io – spiega Sifonetti – mi è mancato proprio avere delle basi di un certo livello”.

La cosa però non ha bloccato la sua carriera. Non si collezionano più di 150 presenze tra i professionisti altrimenti: “Tra le tante squadre dove ho giocato sono rimasto legato sia alla Scafatatese che al Brindisi. In entrambi i posti c’era un’organizzazione ed una piazza degna di ben altri palcoscenici. A Brindisi poi ci sono stato due volte e peccato averci giocato solo in D. Mentre tra i miei compagni di squadra, il più forte in assoluto è stato Francesco Piemontese, con il quale paradossalmente ho giocato solo in D. C’eravamo lasciati da ragazzini con la Rossanese e ci siamo ritrovati da grandi a Montalto. E’ il calciatore più completo che abbia mai visto. Non riesco a capire come non sia esploso ad altissimi livelli. Ancora oggi resta sempre lui il più forte”.

Se invece dovesse scegliere i momenti più belli che il calcio giocato gli ha regalato, Sifonetti non ha dubbi: “Sono due. La salvezza con la Sanremese nel 2011 è il primo in Lega Pro. Sono arrivato in squadra a gennaio che eravamo ultimissimi. Abbiamo fatto una rincorsa clamorosa ed abbiamo centrato proprio alla fine ed ai play-out vincendoli contro la Sacilese. L’altro è l’anno dopo, quando con il Sant’Antonio Abate, abbiamo vinto la Coppa Italia di Serie D. In quel torneo ho giocato la partita più bella della mia vita segnando una tripletta contro la Viterbese in semifinale”.

Se invece si guarda indietro, Sifonetti ha pochi rimpianti: “Non credo di averne, devo dire che ho fatto sempre consapevolmente le mie scelte. Se avessi potuto giocarmela a livelli più alti non lo so. Certi treni passano solo una volta e se non li prendi poi non sai come va Occasioni mancate? Forse due. Una quando ero alla Spal e potevo andare a Vicenza ma poi non se ne fece nulla ed un’altra pochi anni fa, nel 2012. Ero al Sant’Antonio Abate e c’è stata la possibilità di andare sia in Indonesia con Quintieri che in Svizzera al Sion, che quell’anno avrebbe disputato i preliminari di Champions League. Però non me la sono mai sentita di andare così lontano. Il vero calcio per me è in Italia”.

Infine una raccomandazione ed un consiglio. Oggi che è un po’ la chioccia dello spogliatoio, cosa dice Sifonetti ai tanti ragazzi più giovani? “Quello di avere umiltà e di ascoltare i consigli dei più grandi. Molto spesso ci si sente arrivati e ci si comporta con poca serietà. Queste sono le cose più sbagliate da fare”. E se lo dice lui, ci si può fidare. Giuseppe Sifonetti, dilettante a chi? (Alessandro Storino)

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