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Spaccio di droga a Castrovillari, i nomi degli arrestati e tutte le accuse

Spaccio di droga a Castrovillari, i nomi degli arrestati e tutte le accuse

Spaccio di droga a Castrovillari per tutti: dai semplici cittadini a ragazzi della Castrovillari bene, fino a soggetti che si ritrovavano in alcuni locali per consumare la cocaina. L’indagine Piramide ha smascherato una presunta banda di spacciatori che in alcuni casi temeva l’azione di contrasto dei carabinieri.

Il gip del tribunale di Castrovillari Letizia Benigno non ha avuto dubbi nell’affermare che gli indagati abbiano mostrato una dedizione particolare a commettere reati. 

L’ordinanza cautelare ha interessato Gianni Bevilacqua (carcere), Fabio Bevilacqua (carcere), Rocco Madio (carcere), Katiuscia Arena (domiciliari), Monica Madio (domiciliari), Luisa Bevilacqua (domiciliari), Caterina Pugliese (domiciliari), Francesco Vitale (obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria), Francesco Madio, classe 1959, (obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria), Alberico De Rose (obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria), Francesco Madio, classe 1996, (obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria) e Antonio D’Amato (obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria).

LE INTERCETTAZIONI. Gli episodi ricostruiti dai carabinieri della Compagnia di Castrovillari sono 40. Tra gli avventori ci sono ragazzi, alcuni figli della Castrovillari bene e inoltre persone che frequentano locali che rientrano nel settore della ristorazione.

Sapevano che gli investigatori erano sulle loro tracce, o quantomeno lo avvertivano dal fatto che in certe occasioni i carabinieri hanno subito recuperato gli involucri di cocaina che erano stati ceduti al soggetto perquisito.

Emergono poi alcune parole chiavi per non far comprendere che si tratti di droga. “Telefonino” oppure “telefonino non funzionante”, voleva dire che la cocaina non era di qualità. Anche se alcune volte chi cedeva la sostanza stupefacente rimaneva colpito dal fatto che l’acquirente si lamentasse. Era sicuro, evidentemente, che la “roba” era buona. Poi ci sono stati dei casi in cui la droga veniva lanciata da un finestrino.

Tuttavia non sempre chi assumeva la sostanza stupefacente era in grado di pagare al momento, cosiddetta “cessione in diretta”, e quindi gli indagati pressano i loro riferimenti per avere i soldi.

Uno degli acquirenti fremeva dalla voglia di avere la cocaina che, intercettato dai carabinieri, dice a Gianni Bevilacqua: «E’ buona questa? ..qual è questa? … riferendosi alla qualità della cocaina» e l’indagato non ha attimo di esitazione e conferma: «Sempre la stessa», aggiungendo che «è uguale, ti giuro, è uguale, se vuoi sali, ci appartiamo un attimo, la provi». Poi l’acquirente chiede: «La stai imbrattando?» volendo dire secondo gli investigatori se la stava tagliando e Gianni Bevilacqua replica: «Ma che cazzo dici…». A quel punto l’acquirente si lascia scappare una frase ritenuta significativa che corrobora l’attività d’indagine: «Ti stai mettendo a fare lo spacciatore…» e Gianni Bevilacqua conclude la conversazione: «Si va bene … dai», come a dire che per telefono certe cose non si dicono.

Un ruolo importante lo hanno avuto le donne, spesso sensitive come nel caso di Monica Madio che avverte il marito di stare attento perché ha paura che la macchina dei carabinieri gli vada dietro per capire quali movimenti fa la coppia.

Antonio Alizzi

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