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Trasparenza amministrativa, Morcavallo: «I cittadini devono sapere cosa succede»

Trasparenza amministrativa, Morcavallo: «I cittadini devono sapere cosa succede»

Trasparenza amministrativa al centro dello scambio di lettere tra il segretario generale Alfonso Rende e il consigliere comunale di Cosenza Enrico Morcavallo.

Un accesso agli atti non andato a buon fine o come ritiene il consigliere comunale della “Grande Cosenza” Enrico Morcavallo, “censurato” dal segretario generale Alfonso Rende. A scriverlo è l’avvocato amministrativista, esponente della minoranza a Palazzo dei Bruzi, che pochi giorni fa aveva richiesto di entrare in possesso di alcuni atti del comune di Cosenza. La lettera è stata spedita a tutti i consiglieri comunali, nella quale si evince che «se è vero che il diritto di accesso dei Consiglieri comunali si atteggia quale latissimo diritto all’informazione, al quale si contrappone 1’obbligo degli uffici di fornire ai richiedenti tutte le notizie e informazioni in loro possesso, resta però il fermo divieto di perseguire interessi personali o di tenere condotte emulative ed il vincolo all’osservanza del segreto ai sensi del comma 2 dell’art. 43, cit., ove accedano ad atti che incidono sulla sfera giuridica e soggettiva di terzi».

Enrico Morcavallo, dal canto suo, ritiene che «a Palazzo dei Bruzi qualcuno pensa di limitare i diritti dei consiglieri comunali. Gli stessi diritti che hanno i nostri concittadini: venire a conoscenza di quel che succede in Comune». Il consigliere comunale chiede trasparenza e motiva la sua richiesta, citando nella risposta al segretario Rende il Consiglio di Stato che «ha affermato che “la norma (art. 43, comma 2 T.U.E.L.), per la sua collocazione sistematica e per il suo significato letterale, intende ribadire la regola secondo cui, lecitamente acquisite le informazioni e le notizie utili all’espletamento del mandato, il consigliere, di regola, è autorizzato a divulgarle”». E ancora: «Se ciò non fosse sufficiente dovrà inoltre considerarsi che i documenti oggetto di accesso, e per i quali l’Amministrazione Comunale ha inteso puntualizzare le responsabilità dei Consiglieri richiedenti, avrebbero dovuto essere pubblicati, per exstenso, dallo stesso Comune nella apposita sezione del sito istituzionale denominata “Amministrazione Trasperente”, in ossequio a quanto prescritto dal Decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33. Evidente, quindi, che nessun obbligo di segretezza residui su documenti che, di converso, dovevano essere resi disponibili, non solo ai Consiglieri Comunali, e neanche ai soli cittadini di Cosenza, ma a tutti i possibili fruitori del web».

Il segretario aveva scritto inoltre che i consiglieri comunali sono tenuti a non violare l’articolo 326 del codice penale, ovvero rivelazione ed utilizzazione di segreti di ufficio, ma sul punto Enrico Morcavallo sottolinea che la Corte di Cassazione «dovendosi esprimere su un caso analogo, ha chiarito che l’ipotesi di cui all’art. 326 c.p. non si ritiene inverata nel caso in cui un Consigliere Comunale diffonda notizie relative all’Amministrazione Comunale di appartenenza, alle quali lo stesso aveva legittimamente avuto accesso in ragione delle proprie funzioni». Enrico Morcavallo, in conclusione, afferma che «non posso quindi che rinviarsi al mittente le raccomandazioni circa un corretto e non pretestuoso utilizzo dei poteri concessi dalla legge, sicuramente fuori luogo». (a. a.)

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