Spettacolo & Cultura

Il “padre” di Bob Dylan era di Domanico. A svelarlo è un libro

Domani la presentazione de “Il calabrese che fece grande Bob Dylan” che svela uno degli aspetti meno noti della biografia del neo Premio Nobel per la Letteratura.

Chi era il “padre” italiano di cui Bob Dylan parla nella sua autobiografia? A svelare uno degli aspetti meno noti della biografia del neo Premio Nobel per la Letteratura sono stati due giornalisti calabresi, Luigi Michele Perri e Bruno Castagna, autori del libro “Il calabrese che fece grande Bob Dylan”, edito da Klipper, 2006. I due scrittori terranno domani pomeriggio, alle ore 17, in un locale di Piano Lago, una conferenza sui temi proposti dal loro libro, oramai fuori commercio dopo avere esaurito due edizioni.

«Il “padre”, che Bob Dylan stimava come tale, – dice Perri – era un emigrato calabrese, cosentino di Domanico, che nel 1933, quando aveva diciotto anni, approdò a Ellis Island. Si chiamava Mike Porco. Sul finire degli anni ’50, egli riuscì ad acquistare il Gerdès, un bar ristorante situato al centro del Greenwich Village, il quartiere bohemien di New York. Il locale divenne ben presto luogo di ritrovo di intellettuali anticonformisti, come Allen Ginsberg, di giornalisti d’avanguardia, come Robert Shelton, primo critico musicale del New York Times, e di musicisti controcorrente, come Cisco Houston, Phil Ochs e Dave Van Ronk. Shelton – racconta ancora l’autore – suggerì al proprietario del Gerdès di istituire una ribalta per folksinger esordienti. Così il Gerdès diventò il Gerdès Folk City, ossia il punto di riferimento esclusivo per gli appassionati del folk. Andato via da casa, Bob giunse al Gerdès. Chiese di esibirsi. Mike gli accordò un pò di spazio. Il giovane folksinger riscosse successo. Erano gli inizi del ’60. Bob aveva bisogno della tessera sindacale per essere scritturato».

«L’impiegato della Musicians Union notò che il giovane era ancora minorenne – continua – Non gli avrebbe potuto rilasciare la tessera senza la firma del padre. Bob disse di non avere nessuno al mondo. Mike, che lo aveva accompagnato, firmò come tutore. E potè garantirgli il primo contratto della carriera. Una successiva recensione di Shelton attirò l’attenzione di John Hammond, il grande produttore discografico della Columbia. Hammond non si lasciò scappare il geniale folksinger. E per Bob Dylan – dice Perri – fu il definitivo decollo».

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Redazione Cosenza Channel

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