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Analisi tattica: Cosenza, come capitalizzare al massimo una brutta gara

Analisi tattica: Cosenza, come capitalizzare al massimo una brutta gara

*di Gianluca Gagliardi
Tre punti d’oro per i rossoblù che ormai hanno quella consapevolezza e pazienza sinonimo di grande gruppo e di buona squadra. La Paganese si è suicidata.

Analizzare una partita a livello tattico va fatto a prescindere dal risultato finale che spesso, se non sempre, viene determinato dagli episodi o da errori a livello individuale che vanno poi a vanificare quanto di buono prodotto dalla squadra.
Ieri Cosenza-Paganese ne è stato un ulteriore esempio, con una squadra (la Paganese) che per 70 minuti era stata capace di non subire nulla ed avere per larghi tratti il pallino del gioco in mano. Poi ha scelto di “suicidarsi” (come ha dichiarato Grassadonia in sala stampa, ndr) in seguito ad un paio di ingenuità di due (in particolare Marruocco) tra i giocatori più esperti in campo.
Bravo il Cosenza ad approfittare degli e/orrori dei giocatori campani e portare a casa tre punti pesantissimi.
Cosenza-Paganese non è stata sicuramente una partita da ricordare, specie il primo tempo che possiamo definire anche inguardabile. Prova ne sono i due portieri… completamente inoperosi.
Grassadonia presenta un organizzato 3-5-2 formato da elementi esperti e di categoria, con una linea difensiva, ieri quasi mai in affanno in fase di non possesso, propensa a giocare palla da dietro con la giusta personalità, un centrocampo dotato di muscoli e qualità e i due davanti limitati dall’ottima retroguardia rossoblù, ma capaci di essere pericolosi se si lasciava loro spazio e profondità.
Roselli propende per un 4-3-3 che sarebbe dovuto essere in teoria più offensivo rispetto alle precedenti occasioni, visto la presenza di un attaccante quale è Filippini in luogo di Statella e Mungo (e non Criaco) a centrocampo con Ranieri e Caccetta.
In pratica abbiamo assistito al solito cliché con una squadra (sempre quella ospite) propensa a costruire il gioco e cercare il fraseggio palla a terra e i padroni di casa ad aspettare nella propria metà campo pronta ad approfittare del primo passaggio errato o buco avversario.
La cosa più evidente che è balzata agli onori delle cronache, e non solo al sottoscritto, è stato il numero elevato di palloni giocati da Pestrin. Si trattava dell’atleta più esperto e carismatico che, nonostante i suoi 38 anni, non ha perso di certo la capacità di guidare un collettivo con i tempi giusti, specie se questo avviene senza la minima pressione degli avversari.
Lo stesso formava con i tre di dietro un rombo, al centro del quale girovagava il povero Gambino che assisteva al giro palla dei difensori per poi restare tagliato fuori quando riceveva il centrocampista campano. Lo stesso aveva tempo e spazio per girarsi e portare palla costringendo la linea difensiva del Cosenza (e non solo) ad abbassarsi fino al limite dell’aria per impedire a Reginaldo e alle due mezze ali di ricevere in profondità. Lo stesso discorso è valido per Herrera che tra le linee voleva puntare o chiedere l’uno due al compagno di reparto.
Tutto questo da un lato permetteva al Cosenza di non correre nessun rischio (zero tiri in porta), ma dall’altro gli impediva di ripartire con la solita pericolosità vista l’enorme mole di lavoro a cui sono stati sottoposti i nostri due esterni alti (Filippini e Criaco), costretti anche loro a preoccuparsi dei due laterali campani, sempre larghi e facilmente raggiungibili dai cambi di gioco effettuati a palla libera da Pestrin.
E’ evidente, quindi, che sia stata la troppa libertà di quest’ultimo il motivo dell’elevato possesso palla della Paganese. Sarebbe potuto essere limitato coprendo la linea di passaggio con gli attaccanti o più semplicemente alzando il baricentro della squadra e in particolare dei centrocampisti. Così come l’assenza del giocatore che più di ogni altro esalta il gioco dei rossoblù (Statella) è stata determinante per le mancate ripartenze dei silani.
Ho sottolineato come i tre difensori ospiti giravano palla con troppa comodità, ma se attaccati (com’è avvenuto negli ultimi 15’) per via di una fisicità e condizione non ottimale, sarebbero potuti andare in difficoltà se presi in velocità o se si fosse attaccata la profondità.
Il secondo tempo è trascorso senza nessuna novità fino al gol di Cicerelli che ha dato la classica sveglia ai Lupi. Il Cosenza ha tuttavia avuto bisogno dei due episodi di cui sopra per vincere e per costringere la Paganese a buttare un risultato positivo che non avrebbe rubato.
La squadra di Roselli dimostra di avere ormai quella consapevolezza e pazienza sinonimo di grande gruppo e di una buona squadra.
Aspettiamo sulla riva del fiume: qualcosa accadrà…
*Gianluca Gagliardi, allenatore ex Cosenza e Triestina

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