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Il fenomeno della ‘ndrangheta visto dai criminologi calabresi

Il 24 e 25 ottobre si è svolto a Firenze il 30esimo congresso Nazionale della Società Italiana di Criminologia. Si è parlato anche di ‘ndrangheta attraverso gli studi dei criminologi calabresi.

Domandarsi il perché del crimine significa affacciarsi su quell’abisso oscuro che si nasconde su ogni azione criminosa e che rappresenta il necessario oggetto di studio per chi vuole affrontare la materia criminologica. Questo il filo conduttore del xxx Congresso Nazionale della Società Italiana di Criminologia tenutosi a Palazzo Vecchio a Firenze il 24 e il 25 ottobre 2016.

L’incontro di alto spessore scientifico, se ha visto una grande partecipazione di professionisti del settore provenienti da tutta Italia, ha soprattutto registrato la significativa presenza dei criminologi calabresi. Non solo, infatti, a presiedere i lavori sono stati i Professori Francesco Bruno, Pietrantonio Ricci, Natale Fusaro ed il Dott. Ettore Squillace Greco ex Procuratore della Dda di Reggio Calabria, ma sono stati presentati gli studi dei Criminologi Simonetta Costanzo, Chiara Penna, Marco Veltri, Paolo De Pasquali, Carmen Simone, Alfredo Bruno e Amelia Avruscio.

Gli studi hanno riguardato l’analisi delle subculture mafiose che spesso in Calabria valorizzano il crimine, nonché il ruolo della ‘ndrangheta nel traffico internazionale di droga e le motivazioni che spingono all’omicidio nei contesti di criminalità organizzata. Per spiegare cosa possa spingere l’essere umano ad indossare la veste del criminale, gli esperti calabresi, presenti al Congresso con ben 8 workshop, hanno affrontato il tema del possibile legame tra criminalità organizzata e partecipazione a gruppi terroristici nonché del come al contrario, l’immigrazione clandestina renda vittime di reato.

Dal perché al cosa fare, dunque, per cercare di dare risposte scientifiche ed istituzionali al crimine, lasciando da parte pregiudizi e luoghi comuni.

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