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Lo strano caso del dottor Mario e del signor Occhiuto

Lo strano caso del dottor Mario e del signor Occhiuto

La metropolitana leggera, sebbene il sindaco abbia smentito sui social, resta un progetto intrigante a cui il primo cittadino ha chiuso in campagna elettorale. E se cambiasse idea?

La coerenza, scrisse Oscar Wilde, è l’ultimo rifugio delle persone prive d’immaginazione. Aforisma che calza a pennello se si parla di Mario Occhiuto, uno cui – il recente sogno olimpico insegna – la fantasia non fa certo difetto. E la coerenza? Sulla metropolitana leggera il rimangiarsi le parole pare non gli abbia mai provocato indigestioni. Siamo nella primavera del 2011 quando ufficializza la sua volontà di succedere a Perugini alla guida del municipio.

Il programma che presenta ai cittadini ad aprile è articolato, carico di suggestioni. Anche per quel che riguarda i trasporti. L’architetto Mario, come Martin Luther King, ha un sogno e non lo nasconde ai cosentini: «Intendiamo affiancarci al progetto che sta portando avanti la Regione per la metropolitana leggera», mette nero su bianco. E a chi non li conosce illustra i dettagli del progetto da affiancare: «Collegherà Cosenza all’Università, passando nella zona della vecchia ferrovia, da piazza Matteotti lungo viale Parco fino a Commenda e Quattromiglia nel comune di Rende, per arrivare poi a pochi metri dall’Università. Ad esempio, immaginiamo il nostro viale Parco come un corridoio verde servito continuamente da tram non inquinanti».

Gli elettori un paio di mesi dopo lo incoronano. E il sogno dei tram su viale Mancini si scioglie come un gelato sotto il sole d’agosto. È in quel mese, infatti, che alla Regione sulle scrivanie di Peppe Scopelliti, Pino Gentile e Fausto Orsomarso arriva una lettera. E, anche se la firma in calce è identica a quella sotto il programma elettorale di pochi mesi prima, sembra che a scriverla sia un’altra persona. Se l’architetto Mario sognava pubblicamente il viale attraversato dai tram, il neo sindaco Occhiuto in privato si mostra di ben altro avviso coi suoi sodali dell’epoca: «L’opera in progetto, localizzata sul viale Parco, inciderebbe negativamente sia su questa importante infrastruttura di cucitura e riqualificazione urbana, sia sul processo di recupero e integrazione del quartiere di via Popilia».

Un mese dopo lo ribadisce in una nuova missiva ad alcuni dirigenti regionali: Occhiuto «esprime l’esigenza della salvaguardia del viale Parco nella sua attuale impostazione. Esigenza – aggiunge – che ci porta ad escludere l’ipotesi del tracciato della metropolitana sul viale Parco, che pertanto dovrebbe essere stralciato dal progetto».

I motivi sono elencati subito dopo: «Si ripropone quella barriera che già le precedenti amministrazioni avevano, giustamente e coerentemente con la funzione del viale, inteso eliminare. Se il tracciato della metropolitana leggera dovesse restare quello progettato, il viale Parco risulterebbe un’opera pesantemente menomata nella sua funzione di luogo di attrazione, di incontro, di scambio e di svago; una funzione essenziale in una città che intende svilupparsi secondo i criteri della sostenibilità e della vivibilità urbana, e che ha già avviato progetti volti ad incrementare tale funzione del viale Parco».

Occhiuto non vuole fare il disfattista e precisa che la metro la vuole lo stesso, ma altrove. Una soluzione alternativa ben riassunta in una lettera dell’ottobre del 2011: «La proposta è quella di utilizzare l’esistente linea delle Ferrovie della Calabria fino alla stazione di Vaglio Lise e, da questa, realizzare un nuovo tratto, esterno al viale Parco, fino al ricongiungimento con il progettato tracciato della metropolitana in territorio rendese».

Una soluzione alternativa che, però, non ripropone quando, nel novembre dello stesso anno, a Palazzo dei Bruzi si ritrova a parlare alla stampa di metropolitana insieme a Pino Gentile, Orsomarso, Mancini Jr, Sandro Principe e l’allora sindaco rendese Cavalcanti. Mario, riportano le cronache dell’epoca, quel giorno parla col collega d’Oltrecampagnano di «progetto condiviso e di grande opportunità», mostrando tanto ottimismo da dichiararsi «certo di giungere al traguardo» illustrato nelle slide per i giornalisti: approvazione definitiva del progetto a gennaio 2012; avvio della gara d’appalto un mese dopo; aggiudicazione dei lavori a maggio; prime attività in cantiere tra settembre e ottobre dello stesso anno e, infine, completamento dell’opera entro tre anni dal suo inizio.

Il nuovo percorso? Sparito, un po’ come sembra possano sparire nei mesi successivi, tra un ritardo burocratico e un’inchiesta giudiziaria, i soldi dell’Ue necessari a realizzare la metro. Sono 160 milioni di euro e nessuno vuole perderli, tant’è che nell’aprile del 2013 il consiglio comunale di Cosenza torna a riunirsi preoccupatissimo per parlare dell’infrastruttura.

La maggioranza scricchiola, lacerata dalle tensioni interne tra i vari cocci della coalizione del 2011, l’opposizione gongola perché la perdita di tutti quei quattrini sarebbe una magrissima figura per i rivali al governo. E dalla seduta vengono fuori due documenti, entrambi pro metro. Passa quello che votano sedici consiglieri di maggioranza (Bozzo, Caputo, Cesario, Commodaro, de Cicco, Di Nardo, Gervasi, Lo Gullo, Manna, Morrone, Nigro, Quintieri, Salerno, Francesco e Pino Spadafora, Spataro), il loro collega Nucci e l’architetto Mario Occhiuto. Che sembra ormai tornato quello della primavera 2011, tanto da dire sì a un documento che del vecchio rilevato ferroviario non parla più. Anzi, pur chiedendo «di limitare al massimo l’utilizzazione delle carreggiate di viale Mancini» e di «preservare le aree destinate a verde e quindi la parte centrale», la maggioranza propone comunque alla Regione di far passare i tram dall’arteria intitolata al Vecchio Leone e il Consiglio approva con la delibera n° 14/2013 «di realizzare la linea ferrata non al centro del Viale Mancini, ma sul lato ovest del medesimo Viale, al fine di contestualizzare meglio l’infrastruttura con l’attuale assetto urbanistico; di predisporre tutto quanto necessario per far sì che in fase di cantierizzazione sia consentita l’utilizzazione di almeno una carreggiata per il traffico veicolare e della zona verde per i pedoni». Indicazioni che saranno accolte in toto, dichiarerà la ditta che si aggiudica provvisoriamente i lavori a inizio 2016 durante la presentazione del progetto nel marzo di quest’anno.

Ma tra quella manifestazione e il Consiglio appena citato, Mario torna il sindaco Occhiuto. Prima, evitando da primo cittadino di siglare l’Accordo di programma sull’opera con la Regione, passata nel frattempo al centrosinistra, con tanto di invito «ad evitare probabili illegittimità che potrebbero viziare tutta la procedura» rivolto a Oliverio al posto dei «cordiali saluti» che chiudevano la corrispondenza col suo predecessore reggino. Poi, quando è soltanto Occhiuto visto che la poltrona di sindaco l’ha persa poche settimane prima per l’ormai famosa “congiura dei 17”, ribaltando il suo programma del 2011 e sfoderando la faccia tosta necessaria a fare del no alla metro su viale Mancini un cavallo di battaglia della sua trionfale campagna di riconquista del municipio, con tanto di fedelissimi su corso Mazzini intenti a raccogliere firme per chiedere al commissario prefettizio che regge Palazzo dei Bruzi di annullare proprio la delibera n°14/2013.

Le Amministrative di giugno, anche grazie a queste iniziative, si rivelano una passeggiata, Occhiuto liquida gli sfidanti Guccione e Paolini raccogliendo un consenso plebiscitario. Ma è proprio il democrat a sparigliare le carte meno di una settimana fa, dichiarando, dopo un incontro alla Regione, che «appare ormai evidente che i dubbi sulla realizzazione della Metro tranvia da parte del sindaco di Cosenza sono stati superati e che presto si apriranno i cantieri di questa importante infrastruttura». Il sindaco Occhiuto smentisce sui social. E l’architetto Mario? (Roberto Di Stefano)

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