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Casertana e Cosenza alè. Le radici del gemellaggio

Casertana e Cosenza alè. Le radici del gemellaggio

Ogni incontro è l’occasione giusta per rinsaldare un’amicizia che dura ormai da più di 25 anni. Anche domenica sarà festa grande tra le due tifoserie.

Riproponiamo un articolo, sempre di moda quando a Cosenza arrivano gli amici Falchetti. Da un po’ di stagioni a questa parte, infatti, Casertana-Cosenza è diventata una delle classiche del sud Italia. Agli sportivi in generale potrebbe non dire nulla di che, ma per i supporter delle due squadre sarà una giornata particolare. Tra lupi e falchetti esiste un’amicizia da più di venticinque anni e da allora ne è passata di acqua sotto i ponti. Nella stagione 91-92, la Casertana neo promossa in cadetteria, arrivò al San Vito accompagnata da quattrocento tifosi al seguito sistemati nel vecchio settore ospiti della tribuna B. A quei tempi i Nuclei Sconvolti erano il gruppo portante della torcida silana, dalla parte opposta i Fedayn Bronx animavano e animano tutt’ora la Nord del Pinto. Classico giro di campo per sventolare i bandieroni dei gruppi (molto in voga in quegli anni) con tutto lo stadio ad applaudire. Chi conosce il mondo delle curve trova quasi scontato il motivo di questa amicizia. Stesse affinità ideologiche, dichiaratamente di sinistra, e stesso modo di vivere lo stadio e non solo. Non va tralasciata, però, la rivalità comune con la Salernitana, battuta l’anno scorso dai falchetti al 93′ in un derby fantastico con rete di Mancosu. Nell’estate ’92, i campani persero lo spareggio salvezza contro il Taranto e tornarono in C1, nel ’93 la squadra fallì e fu costretta a ripartire dai campionati dilettantistici. Per la città fu una doccia fredda. A quel punto per ovvie ragioni, gli incontri tra cosentini e casertani diventarono sporadici anche se una rappresentanza dei Fedayn Bronx era presente spesso quando il Cosenza giocava in Campania. Bisogna aspettare il 2004 per rivedere un Cosenza-Casertana e a differenza degli incontri precedenti questa volta ci si rivede per un tristissimo Campionato Nazionale Dilettanti. In verità le partite non vennero disputate, la Casertana aveva grossi problemi finanziari e i calciatori si rifiutarono di scendere in campo. Questa situazione non impedì alle tifoserie di incontrarsi e rinnovare l’amicizia. All’andata, da Caserta giunse una rappresentanza della curva con vecchie facce quasi commosse dall’accoglienza nostrana. Fu l’occasione per riallacciare quei rapporti che per qualche anno si erano un po’ affievoliti. Nella gara di ritorno partì da Cosenza un pullman pieno alla volta della città della Reggia. Alla vigilia era risaputo il fatto che la partita non si sarebbe disputata per i problemi sopracitati, ma questo fu solo un dettaglio. A Caserta era un po’ come essere a casa, non ci si sentiva ospiti. Un pranzo poco fuori le mura della città fu l’occasione per scambiare idee ed esperienze, sia per faccende prettamente sportive ma soprattutto per quanto riguarda la vita fuori dallo stadio. Le due tifoserie infatti, sono impegnate da anni in attività sociali, antirazziste che vanno al di là del calcio. Da allora le visite si moltiplicarono, una delle ultime apparizioni di una rappresentanza bruzia tra i casertani fu in occasione della finale di Coppa Italia Dilettanti 2006-2007 Pontevecchio-Casertana disputata al Flaminio di Roma. Indimenticabile, poi, la doppia sfida del torneo 2007-2008, quello che sancì la promozione in Serie C2 dei rossoblù di Toscano. Al Pinto ci fu una vera e propria invasione. Per la città i fan camminarono a braccetto mescolandosi e pranzando assieme. Al ritorno stessa storia, con i falchetti autori di una coreografia nel settore ospiti per suggellare il legame. Negli anni successivi le reciproche visite di cortesia non si contano e gli ultrà del Cosenza hanno più volte rimarcato il proprio pensiero esponendo striscioni eloquenti, come ad esempio “In Campania solo Casertana”. C’è da aggiungere altro? (Stefano Sicilia)

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