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Aziz Jarar, il Salah di Roseto, segna in campo ed anche fuori: “Che gioia aiutare i miei connazionali nei centri d’accoglienza”

Aziz Jarar, il Salah di Roseto, segna in campo ed anche fuori: “Che gioia aiutare i miei connazionali nei centri d’accoglienza”

L’attaccante marocchino della Juvenilia domenica autore di una tripletta: “Ad Amendolara ci sono due centri d’accoglienza per i profughi e nel tempo libero vado lì a dare una mano. Ho iniziato a giocare solo 6 anni ma ora voglio recuperare il tempo perduto”.

 

“E pensare che io a calcio ho iniziato a giocare solo da 6 anni. Prima neanche mi piaceva tanto e quando capitava, giocavo in porta. Neanche in Marocco, mai giocato. Non sapevo di essere bravo”. Strano sentire queste parole da chi, appena domenica scorsa, ha segnato una tripletta nel campionato di Promozione. Aziz Yilmaz Jarar, ventiquattrenne attaccante marocchino della Juvenilia Roseto, ha una storia tutta da raccontare.

“Sono arrivato in Italia dal Marocco 10 anni fa in compagnia di mia madre. Mio padre – racconta in esclusiva a Cosenza Channel – invece è qui da 27 anni, prima abitava al nord. Noi lo abbiamo raggiunto ad Amendolara. Adesso tutta la famiglia è riunita ed io oltre al calcio mi arrangio con dei piccoli lavoretti in giro”. E invece questa storia di aver iniziato tardi con il calcio? “Ho iniziato proprio grazie Giovanni Vitale, l’allenatore attuale della Juvenilia. Nel 2010 mi ha convinto a giocare nella sua squadra a Trebisacce, il Trapeziakon. Io non ero convinto. Gli ho detto subito di non essere mai stato in un campo così grande da calcio, ma lui mi ha detto di provare”. Il talento naturale di Aziz viene fuori alla grande ed in due anni segna a valanga e sale di categoria, tant’è che lo chiama mister Serafino Malucchi per la Juvenilia, allora in Prima Categoria.

Anche qui due anni stagioni condite da grandi prestazioni e gol: 30 il primo anno e 11 in Promozione. “Peccato che l’anno della Promozione sono stato fermo due mesi, altrimenti ne avrei segnati di più”. La scorsa stagione invece, un doppio passo indietro e l’approdo all’Amendolara in Seconda Categoria, ancora con Vitale: “I dirigenti della squadra del mio paese mi hanno chiesto di aiutarli a vincere il campionato. Ne ho parlato con la mia famiglia ed ho deciso che per un anno avrei potuto farlo. Diciamo che è stata un’annata sabbatico”. Non lo è stato a livello di reti e di soddisfazioni visto che alla fine sono arrivati 38 gol con l’obiettivo centrato della vittoria del campionato. Quest’estate il ritorno a Roseto con la Juvenilia: “Non potevo dire di no, anche perchè mi hanno fatto una bella offerta economica. La squadra è forte e gioco insieme a tantissimi amici che anche lo scorso anno erano con me ad Amendolara. Adesso abbiamo ritrovato i risultati e le prestazioni. Con chi mi trovo di più in squadra? Devo dire che con capitan Giovanni Golia ho un feeling particolare. E’ un grandissimo giocatore ed anche fuori dal campo non è da meno, visto che mi sta vicino in tutto e per tutto. L’obiettivo mio è quello di fare più gol possibili, mentre quello della squadra è di fare un campionato tranquillo”.

Domenica intanto, tripletta alla Brutium tanto per non perdere il vizio e rientrare nella classifica marcatori. Adesso i gol sono 5. Non male per un calciatore che viene schierato spesso anche in fascia: “Diciamo che la mia dote migliore è la velocità, quindi molti allenatori spesso mi chiedono di partire sulla fascia e dare una mano anche dietro. Ho iniziato a giocare tardi, ma sogno di approdare in categoria superiori. Già adesso qualche chiamata dall’Eccellenza c’è stata. Vediamo a dicembre che succede. Il mio modello è Salah. Con lui condivido anche la religione”. Ed a proposito di religione, come si affronta per un calciatore il Ramadan, ovvero il periodo di preghiera e digiuno che ogni anno osservano i musulmani? “E’ veramente dura. Quando capita ad agosto e ad esempio siamo in piena preparazione, faccio fatica. Ma Dio mi da la forza di resistere e sono contento di riuscire a farlo. Non ho mai pensato di interromperlo per motivi calcistici”.

Uno sguardo infine ad Aziz anche fuori dal campo. Quello che ci racconta è di una tenerezza unica: “Prima tornavo ogni anno in Marocco. Lì c’è tutto il resto della famiglia. I miei nonni, i miei zii ed i miei cugini. Adesso sono due anni e mezzo che non torno. Dove vedo la mia vita tra 10 anni? Io in Italia sto benissimo. Se tutto va bene, mi piacerebbe rimanere qui. Fuori dal campo invece – spiega Aziz – il mio hobby è scrivere poesia in italiano ed in arabo. E poi appena posso vado ai centri accoglienza per gli immigrati africani di Amendolara a dare una mano. In paese ce ne sono due. Lì arrivano tantissimi miei connazionali che hanno bisogno di una mano ed io li aiuto come posso. Parlo quattro lingue arabo, italiano, francese ed inglese. Credo che anche solo scambiare due chiacchiere con qualcuno che li riesca a capire possa essere di supporto”. Chapeau Aziz e as-salam alaykom. (Alessandro Storino)

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