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Da profeta in patria a “traditore”, le ultime ore di Meluso a Cosenza

Da profeta in patria a <em>“traditore”</em>, le ultime ore di Meluso a Cosenza

I giorni che sancirono l’addio dell’ex ds sono una ferita ancora aperta, che ha portato grossa parte della tifoseria dei Lupi a ricordare con rancore la mattina del 5 giugno. 

Ferita aperta o già rimarginata? L’addio di Mauro Meluso al Cosenza è stato vissuto dai più come un tradimento. Forse non è il caso di scomodare il paragone con Ronaldo, passato dall’Inter al Milan dopo la parentesi Real, ma la sensazione avvertita da molti sportivi è simile. Aver accettato una proposta di lavoro migliorativa, sia dal punto di vista economico che di prospettive personali, non è il capo d’imputazione che ha generato un’ondata di risentimento. Sono state le successive operazioni di mercato ad aver fatto saltare il banco. Il calcio non è un processo dove accusa e difesa se le danno di santa ragione con battaglie eristiche finalizzate alla ricerca del cavillo giusto. Il pallone è fatto di gol, di contratti e di promesse non mantenute. Per raccontare gli ultimi giorni di Meluso a Cosenza è necessario però partire dall’inizio, riavvolgendo il nastro e facendo tappa nei momenti più significativi della sua avventura in rossoblù.

NOVEMBRE 2014. Esonerato Cappellacci, Guarascio ha in mente di far fuori anche il direttore sportivo: i risultati sono scadenti e la piazza brontola. E’ Roselli, arrivato da poco in città, a spingere il presidente a non compiere passi azzardati.

FEBBRAIO 2015. Guarascio, bombardato dai suoi misteriosi consiglieri che gli fanno tra gli altri anche i nomi di ds finiti nel calderone di Dirty Soccer, ha di nuovo in mente di rivoluzionare tutto: via Roselli e Meluso, freschi del ko di Catanzaro. Riportato a più miti consigli, il finale di stagione darà ragione a tecnico e direttore che alzeranno al cielo la Coppa Italia e conquisteranno la salvezza con larghissimo anticipo.

MAGGIO 2015. Roselli firma il rinnovo fino al 2017, Meluso chiede soltanto un anno. E’ un’arma a doppio taglio che lo avrebbe posto in condizioni di vantaggio in caso di stagione esaltante, ma che non gli avrebbe dato chance in caso di flop. A Guarascio sta bene così.

SETTEMBRE 2015. Chiuso il mercato e saltate fuori le intercettazioni di Dirty Soccer dove si cercava di organizzare un golpe a Cosenza ai danni di Meluso, Guarascio sorride sull’argomento minimizzando e stigmatizzando la cosa. La convivenza tra i due, seppur tra alti e bassi, va avanti con comunione di intenti fino a Natale. Durante le operazioni estive, tuttavia, si è commesso anche un grave errore di valutazione con l’arrivo di Raimondi, apparso fin dall’inizio poco utile alla causa. Fu proprio l’ex ds a caldeggiare il suo arrivo, mentre Roselli avrebbe preferito Moreo.

GENNAIO 2016. Meluso e Roselli chiedono investimenti sul mercato. La squadra è ad un passo dal primo posto e l’area tecnica ritiene di poter dire la sua fino alla fine con qualche innesto di qualità. Arriva Cavallaro, ma il vero sogno era Caturano che avrebbe preso il posto di La Mantia, poco utilizzato dal tecnico. Niente da fare: il budget fissato in estate doveva rimanere tale. Meluso, inoltre, blocca la cessione di Ciancio al Livorno generando forte irritazione da parte del terzino.

MARZO 2016. E’ il punto di rottura vero che fa maturare in seno a Meluso l’idea di prendere in considerazione eventuali offerte. Il ds chiede a Guarascio di chiudere da subito le operazioni per i rinnovi contrattuali dei calciatori in scadenza, ma il presidente preferisce tergiversare convinto di poter tirare il prezzo con tutti come avvenuto dodici mesi prima. Del contratto del ds, inoltre, non si parla. In città si dà per scontato che avvenga in default, considerata la stagione positiva e il forte legame che ha con Roselli.

1-10 MAGGIO 2016. Meluso riceve una proposta dal Monopoli che non prende in considerazione e resta in attesa del rinnovo col Cosenza. Contestualmente matura l’idea di comportarsi come l’anno prima e chiedere, contrariamente a quanto pensato nei mesi precedenti, di firmare fino a giugno 2017. Niente legami pluriennali, ma intanto le operazioni di rinnovo con Corsi e compagni procedono lentamente, sebbene anche Roselli cerchi di spiegare al patron quanto fosse concreto il rischio di perdere i calciatori migliori.

10-20 MAGGIO. I rinnovi di Corsi, Criaco, Arrigoni, Statella, La Mantia e Arrighini vanno per le lunghe. Meluso espone le proprie perplessità a Guarascio, dicendogli che per Ciancio ci sarà poco da fare e che per gli altri calciatori servirà alzare la posta. All’Unical, il 17 maggio, Meluso si sbilancia dicendo che Arrigoni sarà il primo a firmare.

20-31 MAGGIO. Il primo a firmare invece è Statella che declina le avance del Venezia. Meluso, parlandogli, gli dice che vuole costruirgli la squadra intorno e che per lui è una pedina importantissima senza la quale chissà cosa avrebbe fatto. Subito dopo il Lecce lo contatta e gli chiede la disponibilità al trasferimento.

1-4 GIUGNO. Guarascio, ancora ignaro di dover affrontare una tempesta, nel frattempo sente puzza di bruciato e, durante un summit lametino, alza la proposta: due anni per Meluso. La convinzione che possa gratificare il ds è totale, ma il direttore ormai ha scelto il Via del Mare e il progetto di Sticchi Damiani con il quale si è anche incontrato. Roselli è a Genova e ufficialmente non sa niente di quanto avviene a Cosenza. Né mai in futuro entrerà nei dettagli di quei concitati frangenti. Se sapesse o meno ciò che avveniva a latitudini differenti dalle sue, probabilmente resterà un mistero. Il 3 giugno per la prima volta rimbalza dal Salento la notizia che i giallorossi vorrebbero puntare sul ds dei Lupi, ma in Calabria nessuno pare crederci.

5 GIUGNO. La mattina, poco prima che CosenzaChannel.it desse in esclusiva la notizia, Meluso informa Guarascio (e Roselli) di aver esaurito la sua esperienza a Cosenza scatenando una vera e propria bufera tecnica e mediatica.

Fin qui l’opinione pubblica si schierò largamente dalla parte del vecchio direttore sportivo, che però nelle settimane seguenti iniziò a perdere consensi ingaggiando Arrigoni, Vutov, Ciancio e soprattutto Fiordilino. Fece gli interessi del Lecce, club per il quale aveva cominciato a lavorare a tamburo battente, ma a Cosenza (sua città natale) ogni colpo di mercato fu preso come un affronto e l’appeal di cui godeva al momento della rottura calò in consensi e generò sospetti. Domenica il primo dei due round in cui Meluso giocherà contro il suo passato. Guarascio ha detto che Lecce-Cosenza vale quanto un derby col Catanzaro. Per Meluso quanto varrà? (Antonio Clausi)

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