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Movimento Cinque Stelle: «Cosenza maglia nera della sanità in Calabria»

Movimento Cinque Stelle: «Cosenza maglia nera della sanità in Calabria»

La deputata pentastellata Dalila Nesci: «Inaccettabile il record nazionale per le attese in pronto soccorso, le indagini sull’inadeguatezza igienico-sanitaria dell’ospedale civile, i sequestri di sette sale operatorie».

«Sono emblematiche le ultime vicende della sanità cosentina: il record nazionale per le attese in pronto soccorso, le indagini sull’inadeguatezza igienico-sanitaria dell’ospedale civile, i sequestri di sette sale operatorie, la mancanza di un coordinamento efficace con la medicina del territorio, la poca credibilitò istituzionale e l’atteggiamento passivo del governatore Oliverio e dei suggeritori». E’ quanto afferma, in una nota, la deputata M5s Dalila Nesci. «Cosenza – prosegue Nesci – veste la maglia nera della sanità in Calabria, nel silenzio e nell’immobilismo dei Magorno, Bruno Bossio, Adamo e company. E Guccione, sta ancora ascoltando “Quello che non”, di Guccini? E Pacenza? Dove si è nascosto il superconsulente fissato col comfort ospedaliero? Altro che comfort, a Cosenza siamo all’anno zero e con una depressione caspica. Quando dissi che bisognava pensare a una nuova struttura ospedaliera, fui colpita da livore e odio politici. I cipressi della politica cosentina promisero i soliti grandiosi cambiamenti e, manca poco, il californiano Usc Medical Center».

«In seguito il recente arrivo della Pet – sostiene ancora la parlamentare di M5s – è stato celebrato come l’invenzione della stampa, senza alcun equilibrio. I commissari Scura e Urbani, invece, continuano a tacere perfino su questioni semplicissime, su procedure concorsuali che necessitano della pura applicazione delle norme di legge. Insomma lo strapotere cosentino è perfettamente inutile, in quanto i suoi interpreti sono incapaci. In coerenza col fatto che l’Annunziata scoppia come il relativo personale, pare che il dg dell’Asp, Raffaele Mauro, voglia trasferire pezzi di specialistica distrettuale in ospedali periferici, così da ingolfare ancora di più la funzione di filtro che gli stessi dovrebbero esercitare per l’hub cittadino».

 

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