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Operazione antimafia “Testa piccola”, annullata la condanna a Marotta

Operazione antimafia “Testa piccola”, annullata la condanna a Marotta

Era stato coinvolto in un’inchiesta della Dda di Catanzaro che all’inizio del nuovo secolo puntava a disarticolare un presunto narcotraffico messo in piedi da soggetti residenti in via degli Stadi a Cosenza. Oggi la Corte di Appello di Catanzaro ha dichiarato prescritto il reato nei confronti dell’imputato, accogliendo le richieste degli avvocati Antonio Quintieri e Matteo Cristiani.

Un’inchiesta del 2000 che arriva a conclusione in maniera definitiva 16 anni dopo. Così Antonio Marotta, alias “capiceddra”, può festeggiare l’annullamento della condanna a 7 anni di carcere inflittagli in primo grado per il reato di spaccio di droga (eroina e cocaina in grossa quantità) riqualificato col quinto comma. Sempre il tribunale di Cosenza aveva assolto Marotta dall’accusa di narcotraffico insieme ad altri quattro imputati che avevano deciso di scegliere il rito ordinario: Ivan Trinni, Adriano Bevilacqua, Antonio Bevilacqua, Guglielmo Abbruzzese. 

L’operazione “Testa piccola” era scattata all’inizio del nuovo secolo su disposizione della Dda di Catanzaro che all’epoca indagò diversi soggetti residenti nel villaggio rom di via degli Stadi. Come detto, quasi tutti gli inquisiti dovevano rispondere dell’articolo 74. L’inchiesta fu spezzettata in diversi tronconi, l’ultimo quello conclusosi oggi in Corte d’Appello a Catanzaro. I giudici di secondo grado hanno accolto le tesi difensive degli avvocati Antonio Quintieri e Matteo Cristiani che hanno chiesto il non doversi procedere nei confronti del loro assistito.

Marotta, come del resto gli altri soggetti coinvolti nell’operazione antimafia, erano stati accusati anche da due collaboratori di giustizia, Francesco Bevilacqua meglio conosciuto come “Franchino ‘i Mafarda” e Domenico Scrugli”. Due pentiti che ritroveremo in altre investigazioni antimafia come “Drink Water” che in ordinario a Cosenza ha fatto registrare una sfilza di assoluzioni, ad eccezione proprio dell’ex boss degli zingari di Cosenza. (Antonio Alizzi)

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